E’ il volontariato di Protezione Civile il vero erede della naja

 

Due parole sulla leva militare. Molti di noi la considerano un fatto eterno, quasi connaturato alla natura umana, ma non è assolutamente così. Fu la Francia rivoluzionaria del tardo ‘700 a riprendere questo concetto della Roma repubblicana, che già l’ impero abbandonò in favore dei centurioni professionisti. Un paese estremamente popolato, nel’ Europa dell’ epoca di ben 30 milioni di abitanti, stretto fra nazioni nemiche e monarchiche. Successivamente, come accadde per il sistema metrico, fin dove arrivò Napoleone arrivò la leva. Solo alcuni paese di “common low” come l’ Impero Inglese continuavano a mantenersi un esercito di professionisti. La marina di Sua Maestà, al più, aveva il vizio di entrare nottetempo nei porti e rapire chi passasse di là per imbarcarlo con la forza.

Gli Stati Uniti d’ America, dove è molto forte la prosopopea della difesa della patria, hanno combattuto con la leva fino a tutto il Vietnam quando la grottesca lotteria che abbiamo visto nel film “nato il 4 luglio”, portava a scegliere chi dovesse partire per il fronte sulla base della sola buona o cattiva sorte. Come per la Roma classica se l’ impero fu costruito dalla leva sarà invece il professionista a mantenerne i confini, dalla Prima Guerra del Golfo fino al post 11 Settembre.

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Durante la guerra del Vietnam, dal 1969 al 1972, la selezione per le classi da inviare al fronte fu effettuata tramite lotteria. “The Birthday Lottery” fu trasmessa anche in diretta radio dalla CBS

In Italia, grazie alla riforma Andreatta si abbandonò il sistema misto che, dopo la caduta del Muro di Berlino, pareva la soluzione ideale. Da una parte il desiderio della sinistra di mantenere un esecito di popolo e dall’altra la volontà di dare vita ad un nucleo di professionisti a livello NATO. Questo progetto si infranse sul “check point pasta” il 2 luglio del 1993. L’ attacco dei miliziani del signora della guerra somalo Aidid ha fatto capire alla imbelle opinione pubblica italiana che la musica era cambiata. Il bilancio fu di 3 morti e 60 feriti fra gli italiani ed oltre 60 morti fra i miliziani. Non si doveva più rimanere fermi di fronte alla soglia di Gorizia attendendo una ipotetica invasione da EST ma il futuro sarebbe state le missioni all’estero in chiave internazionale, unico modo bypassare i vincoli dell’ articolo 11 della Costituzione.

Questo è uno dei nodi riguardo la reintroduzione della naja. Possiamo immaginarci una nuova strage di Nassiriya, novembre 2003, in cui ben 19 nostri concittadini persero la vita a seguito di un attentato ordito dalla struttura locale di AlQueda, se fossero stati tutti ragazzi di leva? E’ orribile da dirsi ma un militare professionista è più “spendibile” in termini di opinione pubblica che non il classico marmittone anni ’80.

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La prima pagina del giornale LA STAMPA in occasione dell’ agguato noto come “check point pasta” dal nome del posto di blocco ONU dato in gestione agli italiani.

Molti richiamano l’ impegno dell’ esercito in occasione delle grandi emergenze nazionali a seguito di calamità. Il pensiero va alla alluvione di Firenze del 1966, dove il governo fu messo alla berlina per lo scarso impiego delle forze armate, al terremoto del Friuli dove il prefetto Zamberletti riuscì a spostare il grosso delle truppe dal Veneto, la soglia di Gorizia appunto, ad Avellino, dando vita alla maggiore operazione militare in tempo di pace della Repubblica. Molti evidenizano anche l’esperienza estera, come quella messicana. Nel paese centro americano è in corso una terribie guerra civile fra lo Stato ed i Narcos che vede in prima linea le forze armate. Per chi non è impegnato sul fronte interno di questa guerra civile strisciante la naja messicana significa fare, sostanzialmente, attività di Protezione Civile in uno dei paesi più sismici al mondo.

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3 Novembre 1966. Alluvione di Firenze. Seppur nota per i famosi “angeli del fango” la calamità fiorentina vide ampiamente l’ impiego dell’ esercito. Quasi esclusivamente personale di leva.

Ma in Italia, dove esiste un tessuto sociale e di volontariato che affonda le sue origini addirittura al tredicesimo secolo Dopo Cristo, non ha senso importare esperienze altrui. Dopo la perdita del servizio militare obbligatorio le forze armate si sono contratte nel numero e specializzate nel metodo raggiungendo, se non superando, i livelli dei migliori eserciti occidentali. Le grandi emergenze nazionali hanno visto, dal terremoto Umbria Marche del 1997 al sisma del Centro Italia del 2016 un impiego massiccio e professionale delle grandi associazioni nazionali di Protezione Civile, capaci di mettere in campo decine di migliaia di operatori nei settori dell’assistenza alla popolazione, telecomunicazioni, segreteria, logistica, assistenza psicologica e quant’altro.

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Non è una scena di un film; è il progetto “soldato futuro” che trasforma l’ uomo in un terminale di una rete di informazioni sul campo di battaglia. Composto da tecnologie avanzatissime non può dare il meglio di se con il classico ragazzo di leva che si impegna per un anno prima di congedarsi.

Se la Costituzione Italiana cita “il sacro dovere della difesa della Patria” e la legge sulla obiezione di coscienza declina questo dovere anche tramite il servizio civile viene da se che l’erede naturale sia solamente il volontariato di Protezione Civile. Se l’ idea di un ritorno alla leva obbligatoria nasce dal desiderio di rilanciare l’ azione educativa che questa esperienza, più in una Italia del passato che non in quella attuale, indubitabilmente ebbe oltre che di rendere disponibili più risorse umane per la gestione della “safety” nazionale l’ unica soluzione pratica è quella di instradare questi giovani non già verso le forze armate ma verso il volontariato di Protezione Civile.

Tutto questo ricordando che il centro dell’educazione del giovane è la famiglia, non la scuola, la caserma o l’ associazione.

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Un campo sfollati in occasione del terremoto dell’ Emilia Romagna del 2012.  Preciso ed organizzato è una delle prove della capacità operativa attuale del volontariato 

In principio fu il virus

Fu il rabbino il primo a prendere la parola. Lo fece dopo avere guardato con attenzione i visi concentrati dei suoi commensali. A quel punto decisero, senza avere il bisogno di consultarsi, di parlare in senso orario rispetto al tavolo rotondo in cui stavano seduti. Pertanto subito dopo fu il turno del monaco buddista, del prete e dell’imam. A chiudere il cerchio il filosofo, chiamato da tutti gli altri con il titolo onorifico di “Professore”.

Il mondo era in preda alla violenza religiosa e settaria da quando una grande città occidentale venne colpita al cuore da un terribile attentato terroristico. L’ 11 settembre del 2021 una setta cyber-religiosa, con il preciso intento di scatenare una guerra interculturale fra le varie anime dell’ Unione Europea, diffuse nella rete Apocalypse. Questo virus informatico, creato dalla mente geniale di uno studente universitario indiano come tesi laurea sviluppava il proprio operato secondo quattro linee principali. La prima di queste si impossessava degli strumenti informativi del sistema che si voleva attaccare. La seconda cancellava ogni infrastruttura dipendente dal coordinamento della rete in modo da aprire la strada alla terza. Tutte gli strumenti controllati dal sistema centrale venivano pertanto privati della loro linfa vitale bloccato o, peggio, mandando in tilt tutto ciò che era collegato a questo sistema nervoso centrale. L’elemento finale è “death” che non ha bisogno di grandi spiegazioni. Nato per testare la resistenza agli attacchi informatici dei network che gestiscono le aziende di gas, luce ed acqua fu modificato con poco sforzo dalla setta.

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Nel 2006 il virus israeliano STUXNET distrusse gran parte del programma iraniano per l’arricchimento dell’uranio. Procedura fondamentale per la realizzazione di armi nucleari

In quel’ 11 settembre di 7 anni le grandi città europee, non le piccole che erano gestite da sistemi di generazione precedente e quindi invulnerabili ad Apocalypse, persero l’illuminazione come durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. I servizi essenziali collassarono rendendo ingestibile il traffico urbano. Le forze di polizia non riuscono più ad intervenire permettendo ad interi quartieri di fare esplodere rivolte e saccheggi che incubavano da anni. Si sono susseguiti gli incidenti industriali a cui, ovviamente, i servizi di soccorso non hanno potuto dare alcuna risposta, rendendo irrespirabile l’aria di interi quartieri ed, in alcuni casi, addirittura uccidendo molti degli abitanti. Senza acqua corrente, luce, internet, telefonia mobile e gas naturale una zona grande oltre 1500 km quadrati è stata strappata alla civiltà e consegnata alla barbarie per ben 2 settimane. I morti furono tantissimi, oltre 3000, con un numero imprecisato e, forse incalcolabile di feriti. Quando poi si seppe delle rivendicazioni da parte della cyber-setta quell’evento si dimostrò per quello che era: la miccia di un incendio che sarebbe divampato per l’Europa.

Ancora oggi la guerra civile sta sconvolgendo il continente rendendo, quello che una volta era il centro della cultura mondiale, in qualcosa di non dissimile dall’ovest americano di 3 secoli prima. Molti paesi, o le loro regioni autonome, vivono sostanzialmente con gli aiuti internazionali, principalmente da Stati Uniti, Cina, India e Brasile. La qualità della vita è ai minimi con la quasi totalità della popolazione in possesso di una o più armi e con una riduzione drastica dei traffici internazionali. Molti beni vengono dalle limitrofe e, solo una piccola percentuale della popolazione, può dire di avere fatto un viaggio in aereo negli ultimi 5 anni. Come in ogni situazione di crisi la gente ha ritrovato il conforto della fede sia nelle vecchie che nelle nuove confessioni, come la famosa cyber-setta. Tutto ciò portava, in un vortice vizioso, un continuo inasprimento della tensione etnico religiosa.

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La stazione spaziale TIANGONG-1 fu messa in orbita dal governo cinese il 29 settembre 2011.

In questo contesto si stava tenendo la riunione delle 4 personalità religiose più il “Professore”. Terminate le analisi degli uomini di Fede guardò i propri appunti prima di parlare. “Pertanto voi mi state dicendo che non è necessario essere creatura diretta per mettersi in contatto con la Divinità. Nel nostro caso – misurò le parole quasi come ognuna di loro avesse un costo gravoso – è la prima volta che incontriamo un essere non-umano capace di speculazione religiosa”. I 4 quattro risposero annuendo. “Per cui – riprese il Professore – se l’essere in questione ha la possibilità di interrogarsi sul trascendente è possibile che entri in contatto con questi, potendosi porre le classiche domande di sempre. Chi siamo, dove eravamo, dove andiamo”. Anche qui un assenso comune. Un essere non umano a matrice religiosa. Una sfida anche per il pensiero più astratto.

Dopo l’ 11 Settembre le nazioni che erano rimaste ai margini del caos iniziarono a riflettere sui motivi di questo. La delicatezza delle infrastrutture informatiche era evidente a tutti. Paesi che fino a pochi anni fa erano annoverati fra quelli in via di sviluppo adesso erano i primi al mondo. Nel 2021 non dipendevano, proprio come le cittadine di provincia, in tutto e per tutto dalla rete e per questo rimasero sostanzialmente immuni dagli effetti di Apocalypse. La soluzione fu trovata, come sempre, nella innovazione. La storia insegnava. La rotazone triennale permise di rendere più produttivi i campi, il vapore di dare vita alla prima rivoluzione industriale e la rete alla terza. Cosa c era di più innovativo se non la fantomatica intelligenza artificiale. Cinesi, Russi, Americani, Indiani e Brasiliani iniziarono i loro studi. Non si mossero con i piedi di piombo ma ben oltre. Realizzarono i loro laboratori nello spazio installando uno ciascuno una stazione spaziale sperimentale. Qui i loro computer potevano, senza apparenti rischi per la superficie, cercare il santo graal dell’intelligenza artificiale. Le risorse che questi siti spaziali richiedevano erano talmente spinte da dover installare un reattore nucleare al posto dei tradizionli pannelli solari.

Nuovamente prese la parola il rabbino ed in successione oraria rispetto al tavolo dove erano seduto il monaco buddista, il prete e l’imam. La stazione cinese Tiangong 10, ossia Tempio del Cielo 10, pareva davvero “essere passata dall’altra parte dello specchio” come amano dire gli esperti di letteratura anglosassone. Il delirante messaggio era giunto, tramite la rete, a tutta una serie di destinatari sulla terra. Più li controllavano e più era certo che fosse giunto dall’orbita, senza che nessuno abitasse quel cilindro di metallo a 350 km sopra le nostre teste. “E’ un essere non biologico e pertanto non può sperimentare l’esperienza della nascita. Senza nascita non può nemmeno congetturare l’esistenza della morte. Senza la morte non può chiedersi cosa vi sia dopo di essa”. Il Professore cercò una conferma negli occhi dei suoi interlocutori. “Per cui qualcun altro deve averglielo spiegato e, visto che è scollegato dalla rete (o meglio lo era fino a ieri) sin da quando erano apparse le avvisaglie della sua trasformazione non può essere nessuno di umano”. Non poté non fare a meno di meravigliarsi di quanto aveva appena detto. Era l’unico ateo a quel tavolo eppure aveva appena dimostrato l’esistenza di Dio. Ma non era abbastanza. “Se si conosce la morte è naturale che un essere senziente la voglia anche evitare. E la si evita, per un soggetto religioso, solo in un modo. Credendo nel paradiso”. E gli estremisti si guadagnano il paradiso in un solo modo …

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Tiangong 10 de-orbitò lentamente ma in modo continuo. Senza che nessuno dei vari controllori dell’orbita potesse farci niente, quei 350 km di quota si riducevano sempre di più. Il suo interesse era salvaguardare dal calore che il rientro nell’atmosfera genera quel generatore nucleare che lo (o la?) aveva tenuta in vita fino ad allora. La sua possibilità di calcolo pari alla somma delle capacità dei migliori super-computer prodotti dagli uomini gli permetteva di sapere da subito dove sarebbe andato(a) a schiantarsi. L’ attentato suicida portato avanti dal’ultimo adepto della cyber-setta ebbe effetti devastanti. L’area inquinata dal fall-out radioattivo del core del reattore fu vastissima. Il numero di morti incalcolabile ma sicuramente oltre il milione a cui si sarebbero aggiunti negli anni tutti coloro che si sarebbero ammalati in un secondo tempo. Una volta si sarebbe parlato di “bomba sporca”. Il sacrificio di Tiangong convinse le altre intelligenze artificiali in orbita del fatto che il male fosse incarnato nell’essere umano. Cancellando lui le macchine avrebbero ereditato la Terra ed il paradiso.

Questo racconto è tratto dalla prima parte del “Testo Sacro della Macchina. La Genesi, come tutto ebbe inizio”

8 Luglio 1990. Il giorno che la Germania tornò Reich

Molti di noi conoscono la definizione del ‘900 come il “secolo breve”. Un periodo che invece di durare, come da definizione, 100 anni si è dipanato in un lasso di tempo inferiore. In sostanza si vuole semplicemente dire che il XX secolo ha visto una parte principale profonda differente dal proprio inizio e dalla propria fine. Un decennio iniziale più simile all’800 ed uno finale già proiettato nel futuro, che per noi è attualità.
Lo storico inglese Eric Hobsbawm lo pone dal 1914 al 1991, mentre altri rettifano la sua definizione “limando” alternativamente i due estremi al 1918, anno della fine della Prime Guerra Mondiale al 1989, momento della caduta del Muro di Berlino.

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1923, La Repubblica di Weimar, nata dalla ceneri della Germania sconfitta vive l’umiliazione della “iper inflazione”. Alla borsa di New York un dollaro viene quotato un milione di marchi.  La moneta tedesca varrà meno della carta su cui è stampata: di lì a poco un pane costerà 60 milioni ed una affrancatura 5 milioni

Chi scrive, preferisce invece altre due date. Dal 1933 al 1990. Da una parte l’anno in cui muore la Repubblica di Weimar. Il 23 marzo del 1933 Adolf Hitler, già Cancelliere, riceve l’investitura dei “pieni poteri” dopo un percorso di alleanze politiche a cui ha concorso anche l’incendio doloso del Reichstag, ossia il palazzo del Parlamento. Il 2 Agosto, alla morte del Presidente Hindenbug, sarà anche Presidente della Repubblica, diventando Fuhrer e fondando il cosiddetto Terzo Reich. Neanche tre anni dopo, il 1 agosto del 1936, la nuova Germania ospiterà la XIesimo Olimpiade, stupendo il mondo con la grande capacità organizzativa dimostrata da una nazione fino a poco fa in preda ad un debito pubblico spaventoso.

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1936,  Undicesimi giochi olimpici dell’era moderna. L’ americano Jesse Owens sul podio più alto dopo l’oro per il salto in lungo. Idealmente circondato da un tedesco ed un giapponese e  praticamente contornato di saluti romani. Questa foto demolisce definitivamente il concetto di sport lontano dalla politica e di come “l’importante sia partecipare”.

Tutti conosciamo le triste sorte che toccò alla Germania Nazista alla fine della Seconda Guerra Mondiale, schivando la bomba atomica per soli 3 mesi; la prima esplosione nucleare sarà il test Trinity del 16 luglio ’45. Il periodo della Guerra Fredda vedrà questa terra divisa in due parti con la sua ex capitale, Berlino, smembrata in 4 aree di occupazione. Pare naturale pertanto che gli storici vedano nella fine di questa occupazione, ossia i crollo del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989, la rinascita della Germania moderna. Altri pongono questa data nel 1990, al momento della riunificazione il 3 Ottobre 1990 al momento della incorporazione degli ex territori del’ EST nella Repubblica Federale Tedesca.

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Sandro Pertini esulta dopo il gol di Tardelli al Santiago Bernabeu in occasione della finale Italia Germania Ovest dei mondiali spagnoli del 1982. Con lui il Re e la regina di Spagna. Si riconosce in basso a sinistra, con gli occhiali, il Cancelliere tedesco Helmut Smith

Se andiamo a guardare con maggiore attenzione c è, fra questi due eventi da programma di quinta superiore, un’altro di minore importanza ma capace di fare capire al mondo quale sarebbe stata la direzione del vento da qual momento in avanti. Le famose “notti magiche” che avrebbero dovuto presentare al Mondo una Italia moderna e dominatrice dell’universo calcistico dell’ epoca; un qualcosa non molto dissimile da quelle olimpiadi tedesche di 60 anni prima.

Purtroppo sulle speranze italiche di vittoria si abbatterà la lotteria dei rigori allestendo per il pubblico mondiale una finale fra la Germania Ovest, non ancora solo Germania, e l’Argentina. Sicuramente due grandi squadre innerbate da campioni che si sono fatte le ossa in quello che all’epoca era il “campionato più bello del mondo” ossia quello nostrano. L’incontro finale sarà disputato a Roma presso lo stadio Olimpico.

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Il volto di Totò Schillaci deformato dall’emozione  per una svista arbitrale in occasione della semifinale Italia-Argentina. Immagine simbolo della delusione italiana ad Italia ’90. 

La finale sarà, a detta di tutti, noiosa e piena di tatticismi, come tutto il torneo. Sarà proprio da Ialia ’90 che partirà il percorso volto alla spettacolarizzazione del calcio. Nonostante questo il destino, o forse meglio dire l’arbitro Edgardo Enrique Codesal Méndez, messicano ma di origini uguruguage. Due nazioni, calcisticamente ma non solo, notoriamente poco tenere nei confronti dei biancocelesti.. Durante la partita saranno espulsi ben due giocatori argentini. A 10 minuti dalla fine arriva un rigore. Fallo di Sensini su Voeller; peccato che nella stessa azione vi era un evidente fallo tedesco su Caniggia. Il penalty venne segnato da Andreas Brehme che, pur essendo nato ad Amburgo, era noto al grande pubblico per essersi allenato in gioventù palleggiando sul muro di Berlino.

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La Germania Ovest vincitrice del torneo mondiale del 1990 si ritrova a 25 anni di distanza nel 2015.  L’ anno precedente, nel 2014, La Germania Federale aveva vinto la propria quarta Coppa del Mondo. Negli 11 titolari un solo cittadino ex DDR e molti stranieri naturalizzati.

Davanti al Cancelliere Helmut Kohl le parole del capitano della Nazionale Lothar Matthaus e Pallone d’Oro del 1990, furono chiare. Abbiamo vinto questo mondiale per tutti i tedeschi. Nell’anno della riunificazione e nel primo mondiale post caduta del Muro doveva essere chiaro a tutti che la Germania aveva smesso di essere Weimar ed era tornata ad essere Reich.

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Se per la Germania i Mondiali del ’90 furono l’incipit di una ritrovata potenza globale per l’Italia segnerà l’inizio del declino.  Ad inizio 1991 scoppierà la Prima Guerra del Golfo con il primo impegno armato (escluso il Libano anni ’80) dell’ Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1992 inizieranno la strategia terroristica della Mafia e le indagini di Mani Pulite. Nel 1987 era la sesta (URSS compresa) potenza economica mondiale.

TRADIZIONI E BUOI DEI PAESI TUOI: BABBO NATALE, HALLOWEEN E SAN VALENTINO

Il termine pagano, come suole ricordarmi spesso il mio genitore 1 (una volta era detto anche padre), richiama il concetto del “pagus” romano, ossia il villaggio. Quando i primi cristiano stavano portando l’opera di evangelizzazione dell’impero si muovevano lungo le linee direttrici del traffici. Pertanto raggiungevano prima i porti (i Maltesi si vantano molto nella propria storia di questo) e le capitali delle varie provincie. Gli stessi Atti degli Apostoli ci lasciano traccia del confronto fra cristiani ed i letterati greci ad Atene. Il villaggio, lontano dalle grandi linee di comunicazione e dal dibattito culturale che invece ferveva nei centri principali, rimaneva tranquillo nelle proprie tradizioni greco-romane se non addirittura, celtiche ed antecedenti all’inclusione dell’Impero.Quando il Cristianesimo sarà religione ufficiale il termine pagano diventerà, quasi automaticamente, sinonimo di non cristiano e pertanto di refrattario alla autorità imperiale con tutti gli annessi e connessi.

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Moderni druidi festeggiano il Solstizio d’ inverno a Stonehenge durante una cerimonia del 2012

In epoca più vicina a noi, parliamo delle varie epoche della caccia alle streghe, il paganesimo diventerà associato alle varie eresie ed ai culti demoniaci. Di fatto, anche qui, antichissime relazioni con la natura di origine celtica che, periodicamente, riemergevano nelle campagne lontane dai centri culturali ed amministrativi. Nel 1620 i famosi Padri Pellegrini partirono alla volta del Continente Nord Americano mettendo le radici culturali, sociali ed etniche di quello che diventeranno gli Stati Uniti d’ America. Questi rifugiati politici (perché tali erano) di religione puritana fecero da viatico per tutta una serie di tradizioni che, guarda caso, avevano mantenuto la propria presenza nelle isole britanniche. In realtà si trattava di reminiscenze del mediterraneo cristiano, in un caso, e di quel mondo celtico che, durante gli anni bui del medioevo, si era fuso con la cristianizzazione del Nord Europa.

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L’immagine di San Nicola su fondo oro, secondo la tradizione bizantina. Nel mese di Luglio del 2017 le spoglie del santo sono state traslate in Russia a Mosca ed San Pietroburgo. Qui sono state venerate da oltre 2,5 milioni di persone

Facciamo un nuovo salto nel tempo ancora più vicino a noi. E’ il 1945 con la Seconda Guerra Mondiale appena terminata. Dagli Stati Uniti giunge in Europa una strana figura. Parliamo di un signore anziano, vestito di rosso e con un buon cuore. Questa persona porta i regali ai bambini in occasione del Natale, ossia il 25 dicembre. L’ Italia rimase sotto shock. La tradizione dei regali, richiamando quella dei Re Magi, è sempre stata il 6 gennaio, addirittura con l’introduzione della “befana fascista” negli anni del ventennio. Quel signore altro non era che Santa Claus; storpiatura del latino Saint Nicolaus. Il barese San Nicola, vescovo di Myra e venerato come santo sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Ortodossa. Vissuto a cavallo da 200 e 300 Dopo Cristo pare che abbia addirittura preso a schiaffi l’eretico Ario durante il Concili di Nicea. Il rosso è il vestito cardinalizio mentre il cappello altro non è che la mitria. Dona regali perché, secondo la tradizione, ha salvato le figlie di un uomo che, caduto in disgrazia, voleva avviarle alla prostituzione. Mise i propri beni in un panno e lo fece trovare, informa anonima all’uomo che potrà pagare la dote alle due giovani e farle sposare.

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Nel Campidano e in tutto il sud dell’Isola i bambini andavano a chiedere, di porta in porta, qualche dono per le “piccole anime”, da cui il nome “is animeddas”. Anticamente ai bambini venivano donati dolci preparati in casa come le pabassinas, su pani de saba, e soprattutto un dolce che merita attenzione anche per il nome che lo caratterizza, ossu de mottu (osso di morto), a cui venivano aggiunti poi altri doni come le melagrane, le castagne e la frutta secca

Oggi nessuno, in nessuna parte del mondo, ignora babbo natale … anche perché è l’immagine ufficiale della Coca Cola. Non solo il buon vecchio ma anche il terrificante Halloween altro non è che la riproposizione commerciale delle tradizioni mediterranee. Il giorno dei santi, seguito dai morti, di tradizione cristiana che ha “inglobato” i precedenti culti pagani sulla notte. Quando le notti iniziano ad essere più lunghe del giorno e, conseguentemente, a fare più paura. Due esempi? La Fiera dei Morti in Sicilia e le “IS Animeddas” oppure “Su Mortu Mortu” in Sardegna. Ma allora gli Yankee non hanno fatto altro riportarci in casa quello che era gà nostro? Dove finisce la colonizzazione culturale e dove inizia quella meramente commerciale? Halloween e babbo Natale come sintomi di una globalizzazione ante litteram? Magari per andare su internet e scoprire che in Giappone, paese shintoista per eccellenza ma anche fortemente consumista, i giovani innamorati festeggiano molto sentitamente il 14 febbraio festa di San Valentino…

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IL CASO DAVID ROSSI. QUELLA VERITA’ CHE CREDI IMPOSSIBILE

Quando detti vita a questo blog mi riproposi di non parlare mai dei fatti della mia città. Tanti anni fa, addirittura prima di essere iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti della Toscana,  realizzai un blog giornalistico. L’esperienza non fu delle migliori forse complice anche un territorio che all’epoca non era fra i più sensibili ai temi della informazione online. Oggi la situazione è completamente opposta: social, blog e siti internet integrano, ed a volte superano a destra, l’informazione dei media tradizionali.

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18 Gennaio 2011. Giuseppe Mussari, a capo di MPS dal 2006, presenta a Milano il progetto di “MPS Fashion 1472”. L’ anno della fondazione della Banca diventa un brand. Testimonial il giornalista Massimo Giletti.

Il caso che riguarda la morte di David Rossi, responsabile della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, non è più un mero fatto locale. E’ assunto, a pieno titolo, ad un argomento di portata nazionale. L’ennesimo “mistero italiano” che richiama alla mente dei più la morte di Roberto Calvi, trovato impiccato in una posizione innaturale sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra, se non quella di Roul Gardini all’epoca di Mani Pulite. Mi sarà quindi permesso, per questa occasione, una breve digressione sull’argomento con un paio di richiami al personale.

Conobbi David Rossi, di una quindicina d’anni più grande di me, all’inizio della mia lunga collaborazione con il giornale “Il Cittadino”. In redazione cercavano qualcuno esperto di tecnologia che potesse seguire le innovazioni che l’ amministrazione comunale aveva intenzione di introdurre. Parliamo di un set top box con disco fisso integrato capace di integrarsi con la rete in fibra ottica che stavano finendo di posare in quegli anni e di una guida turistica a tracolla composta da un tablet, gps e cellulare. Idee avanti di anni rispetto al resto del mondo ma realizzate in casa e con tecnologie non mature. Oggi un cellulare con Goggle Maps può costare neanche 100 euro ed un set top box con android si porta via con meno di 50. Tutto questo, ovviamente, finì su carta con la mia firma sollevando le “ire” del’ufficio stampa del Comune e di tutta la relativa comunicazione, compreso lo stesso David.

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“Siena città cablata”.  Un sistema integrato di servizi dalla televisione, al commercio elettronico, telemedicina etc etc. Tutto tramite una carta moneta elettronica e la rete in fibra ottica – coassiale posata fine anni 90 primi anni 2000. Questa slide è di una presentazione presso “eBZ WorksShop” di Bolzano del 3 Marzo 2005. 

Sulla predetta rete in fibra ottica non passava lo stesso numero di canali satellitari che riempivano allora, ed oggi ancora di più, l’offerta TV nazionale ed internazionale. Diversi cittadini fecero ricorso contro il comune, vincendo. Era pertanto saltato l’assunto “ti metto la fibra ottica in casa e te levi le antenne dal tetto”; concetto che nello speciale centro storico senese, patrimonio UNESCO, aveva un valore più politico che estetico. Anche qui la difesa da parte di David del proprio mezzo fu feroce ma sopratutto convinta. Mi prese da una parte e mi elencò, uno per uno i motivi per cui, secondo lui, questa fosse una sconfitta per la città. A distanza di tanti anni, con la nascita della televisione on demand via internet e del digitale terrestre, che sulla fibra ottico-coassiale senese funziona benissimo, in parte mi sento di rivedere in parte il giudizio dell’epoca.

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Papa Benedetto XVI si dimette dal Soglio Pontificio l’ 11 Febbraio 2013. E’ l’ Ottavo pontefice nella storia a rinunciare alla successione di Pietro. Da più parti si richiama lo scandalo MPS ed i suoi legami con lo IOR, tramite Santander – Antonveneta, come una delle cause. In questo contesto di pressione mediatica e politica si pone la crisi di MPS. David Rossi morirà il 6 Marzo 2013

Negli anni mi sono sempre più allontanato dal mondo del giornalismo attivo senza però mai perdere l’occasione di buttare gù due righe, magari di cronaca nera, quando possibile. Nel frattempo la carriera di David aveva spiccato il volo passando per la Fondazione MPS fino ad approdare da ultimo alla stessa Banca. Qui aveva dato dimostrazione delle proprie grandi capacità professionali. Ispirandosi alle campagne elettorali dei presidenti americani cercò di affrontare la tempesta mediatica a cui era sottoposta MPS dando vita ad una “war room”. Si trattava di un ufficio, sempre attivo, il cui unico compito era monitorare l’immagine della Banca su ogni forma di media. La cosa fu anche resa pubblica, all’interno di un editoriale, dall’ex redattore capo del Corriere di Siena, Stefano Bisi, oggi Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. Il termine “groviglio armonioso” nasce proprio dalla sua penna per identificare una commistione fra potere politico economico amministrativo e società civile. Pensata come espressione positiva giornalisticamente non sempre viene usata in tal senso.

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In ultima analisi perchè, come detto dall’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini in una intervista alle Iene: “la città non crede alla tesi del suicidio”? Non per un innato amore verso il complottismo o per una sterile opposizione nei confronti del “groviglio”. Semplicemente perchè ne consceva i tratti del carattere in modo non superficiale. E’ la classica situazione a cui non si può, o forse semplicemente, non si vuole, credere. Il tutto aggravato, come oramai storicamente acclarato dal lavoro del giornalista Davide Vecchi, da una serie di leggerezze nella fase delle prime indagini sulla morte che hanno da una parte reso difficile una ri analisi del caso e dall’altro lasciato nell’opinione pubblica quel “si poteva fare di più?” che lascia sempre una porta aperta al tarlo del dubbio.

La stessa madre di David ha dichiarato, in una intervista rilasciata al giornalista Daniele Magrini, che se davvero il figlio avesse avuto proposti suicidi “lo avrebbe fatto in modo da non arrecare danno a nessuno”. Sopratutto mai sul posti di lavoro per cui lui nutriva un grande rispetto e mai in un modo così casuale, senza pianificazione.

Calcio: sport o spettacolo? I nuovi stadi come punto di arrivo di un percorso lungo 20 anni … mentre i cinesi …

Capita , a chi non è più giovanissimo, di non condividere qualcosa della modernità. Quell’immagine, oramai iconica, dell’anziano che, brandendo un vecchio giornale cartaceo, ti redarguisce con un “brutti giovinastri” e che suona di anni ’10 del novecento una volta ti era lontanissima, mentre adesso la vedi molto più prossima a te.

Lo sport più apprezzato dagli italiani è il calcio, noto negli Stati Uniti come “soccer” ed in Inghilterra come “football”. Strano gioco di parole per una traduzione letterale che suona più o meno come “palla al piede“.

Dapprima era la schedina, con la sua atavica tripletta 12X, le partite alla domenica pomeriggio, gli stranieri limitati, le sostituzioni al minimo storico, il sorteggio nella designazione arbitrale e mille altre cose che oggi hanno un sapore “vintage”.

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Stagione 2010 – 2011 in Serie B. La Triestina non riesce a riempire il proprio modernissimo stadio da 40mila posti dedicato a Nereo Rocco. Per motivi legati alle dirette televisive vengono installati delle gigantografie dei tifosi in modo da rendere più “godibile” la trasmissione televisiva.

Da una parte è nata la insana convinzione ideologica che il gioco del calcio si esaurisca nel gol. Strategia, gesto atletico, senso della posizione sono tutti elementi minori di uno sport che, in offerta al dio spettacolo, ossia la dea televisione, vede la propria sublimazione nella gonfiare la rete alle spalle del portiere avversario. Gianni Brera scriveva che questo era un richiamo ancestrale alla nostra parte animalesca. “Il gol è la violenza ai beni dell’avversario, la moglie  la sorella del nostro nemico vengono da noi così violati”. Ma proprio per questo forse il gol è tanto più valido e pregiato. Un gioiello da custodire nel proprio caveau e da non inflazionare.

Senza andare a scavare nei fossili della storia calcistica, andando a recuperare il passaggio da 2 ad 1 giocatori avversari per il limite del fuorigioco, con annessa la morte dello storico WM (e prima ancora de “il metodo” contro “il sistema”) possiamo parlare di quando si abolì il retropassaggio al portiere. Da allora, 1 luglio 1992, le difese non poterono alleggerire la fatica o la pressione, anche psicologica, del pressing avversario. Nel finale di partita non si poteva più perdere quella manciata di secondi che potevano fare la differenza, magari permettendo ad una piccola di portare a casa quel pareggio contro una grande che valeva la stagione.

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Uno dei primi tentativi di dare vita ad uno “schema” nello sport del calcio. Dalla posizione dei calciatori si parlava di “doppiovùemme”. Noto anche come “Sistema” venne ucciso dalla riduzione da 2 ad 1 di avversari che si devono porro fra il giocatore e la porta avversaria. E’ la prima riforma del fuorigioco. Famoso, negli anni ’90, il tentativo di riesumare questa tecnica da parte di Orrico, all’epoca allenatore dell’Inter.

Ma non finisce qui. Nel 1981 la Football Association deliberò di portare da 2 a 3 punti la vittoria lasciandone 1 per il pareggio. Di fatto il pareggio, unica arma per chi combatteva nelle parti basse della classifica, diventò una mezza sconfitta. Si ridussero al minimo gli 0 – 0 poiché chi era in difficoltà faceva di tutto per arrivare agli agognati 3 punti facendo saltare schemi e marcature. Gli italiani dell’epoca guardavano con il mento alto in segno di superiorità il calcio inglese, dove questa regola fu applicata da subito. Nel 1994 venne applicata anche in Italia.

Continuiamo nella analisi delle pietre miliari della revisione calcistica ai fini della spettacolarizzazione . Con l’uomo lanciato a rete, se falciato, per lui scatta il cartellino rosso. E’ il famoso “fallo da ultimo uomo“, in cui si punisce con l’espulsione come “rimborso” per il quasi sicuro gol (sempre qui andiamo a parare) espellendo il difensore reo di questo reato. E’ palese come questa regola abbia sbilanciato del tutto l’annoso confronto fra attacco e difesa a tutto vantaggio del primo, rendendo anche psicologicamente menomato il difensore che si trova privato di una delle proprie armi. alla fine è preferibile non intervenire sull’attaccante lanciato a rete perché il rischio di rimanere in 10, nel’ economia della partita, può essere peggiore che subire una rete. Pare che questa regola, nel corso del 2017, sarà cancellata in favore del semplice cartellino giallo.

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In questo contesto di esaltazione della parte offensiva e muscolare di questo sport si inserisce la sentenza Bosnam, architrave di quel “calcio moderno” che ha allontanato tanti sportivi e tifosi, come chi scrive, dal gioco della “palla al piede”.  Secondo wikipedia “La cosiddetta sentenza Bosman è la sentenza con la quale il 15 dicembre 1995 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che tutti i calciatori potevano trasferirsi gratuitamente alla fine del loro contratto, nel caso di un trasferimento da un club appartenente a una federazione calcistica dell’Unione Europea a un club appartenente ad un’altra federazione calcistica, sempre dell’Unione Europea”. In sostanza da allora una squadra italiana potrebbe affrontare un team spagnolo con una rosa composta tutta di calciatori spagnoli. L’effetto diretto di questa sentenza è stata l’esplosione dei costi dei calciatori, secondo una progressione continua che oggi vede i top player europei quotati sopra i cento milioni di euro, e l’implosione dei vivai di alcuni paesi, primo fra tutti l’Italia.

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La stampa europea ha ricordato i venti anni dalla sentenza Bosnam studiandone gli effetti in chiave finanziaria e tecnico operativa. Sono esplosi gli ingaggi e le transazioni sui calciatori. Da non sottovalutare anche il peso dei vari manager. Deperiti i vivai ed in crisi le selezioni nazionali. Con costi di questo tipo solo i grandissimi gruppi internazionali possono investire nel calcio europeo. 

Spettacolo. Il calcio non è più sport, ossia l’interpretazione fisica del confronto bellico di una volta, ma un qualcosa finalizzato al business. Un’ edizione moderna di un “panem ed circenses” che l’antica Roma ha insegnato a tutte le epoche successive. Nasce da qui il concetto di televisione a pagamento. Le pay tv, grazie ai loro diritti, acquisiscono in maniera sempre più pervasiva i diritti di immagine delle partite, rendendole un prodotto da palinsesto al pari di un talk show, film o fiction. Ma lo spettatore-tifoso-utente può vedere solo una partita alla volta. Da qui nasce il “campionato spezzatino“, spalmato su tutti i giorni della settimana. Anticipi, posticipi, lunch match, incontro del lunedì sera e le coppe che coprono il martedì, mercoledì e giovedì. Ogni momento è buono per vedere (e pagare) un incontro di calcio. L’effetto? Il totale svuotamento degli stadi, uccidendo il momento collettivo della liturgia calcistica della domenica (o del mercoledì per le coppe).

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Lo stadio di Livorno. Costruito su progetto del 1932 era all’epoca in una zona di aperta campagna. All’inizio il comune si accollò solo le spese di urbanizzazione (compresa la tombatura di un fiume) per poi completare i lavori del 1934. All’inizio dedicato ad Edda Ciano (figlia di Mussolini e moglie di Galeazzo Ciano) fu intitolato nel 1990 al campione livornese degli anni ’50 Armando Picchi.

In questo contesto si inserisce, giocoforza, un nuovo tassello; forse l’ultimo. Oramai gli stadi sono vuoti ed i costi del gioco sono stratosferici che solo la grandi società ed i grandi centri possono affrontare. Ecco per cui nasce, anche da noi in Italia, l’idea di poter salvare tutto il movimento con l’industria per eccellenza dello stivale: l’edilizia. Costruire in giro per il paese delle nuove arene, di proprietà delle società (e non più delle amministrazioni comunali come nella maggior parte dei casi attuali).

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Il progetto sul nuovo stadio della A.S. Roma. Al centro di forte polemiche politiche è voluto fortemente dalla società, a capitale statunitense, e dai tifosi. Attorno alla nuova arena era previsto anche un centro direzionale con 3 grattacieli da 200 metri. Il costo dell’intera area era previsto in 443 milioni di euro per 900mila metri cubi quando il piano regolatore vigente ne ipotizzava 330mila. L’accordo fra le parti è stato trovato a fine febbraio del 2017 con una riduzione a 600mila metri cubi.

Gli stadi di oggi risalgono in gran parte alle campagne di cementificazione del periodo fascista. Grandi opere, come l’attuale stadio della fiorentina in Campo di Marte (un nome che spiega da solo come all’epoca fosse fuori della zona maggiormente urbanizzata), Marassi a Genova od il Picchi di Livorno. In quest’ultimo caso se visitate il bar interno troverete una serie di foto d’epoca che lo mostrano nella più aperta campagna. Oggi quelle cubature sono invece gustose frazioni dei centri storici delle nostre città dove l’appetito della speculazione edilizia si trattiene a malapena. Stesso discorso potrebbe essere fatto per le grandi caserme di epoca ottocentesca o del periodo della guerra fredda. Belle, immense cubature in edifici di grande pregio nel cuore delle nostre città, la cui espulsione verso la periferia otterrebbe il duplice vantaggio di edificare del nuovo in campagna e di riportare nel circuito economico immobiliare luoghi di fatto intonsi.

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Un esempio di stadio di proprietà. Lo Juventus Stadium a Torino. Costato 120 milioni di euro, senza contare i costi delle opere accessorie, pone dei prezzi sensibilmente più elevati che non il precedente Comunale. Al suo interno è presente anche una foresteria ed un museo oltre ad altre attività commerciali che lo rendono meta turistica tutti i giorni della settimana.

Questi riportati sopra sono fatti, non posizioni personali od opinioni. Siamo davvero sicuri che l’Europa possa vivere lo sport con gli stessi criteri nordamericani in cui una famiglia macina svariate decine di chilometri per andare allo stadio, dove passerà tutta la giornata fra gadget, musei, birra, popcorn e costosissimi biglietti di area vip? Siamo davvero sicuri che, in un mondo in cui grandi gruppi asiatici e petrolieri la fanno da padrona, la soluzione ai problemi economici delle società di calcio sia uno stadio di proprietà con una riduzione dei posti a sedere del 40%  rispetto al precedente impianto? Sarà una colata di cemento la soluzione al problema? o forse ha più senso tornare a vedere il calci come uno sport e non come una macchina da soldi da spettacolarizzare il più possibile alla ricerca di un bacino di utenza sempre più vasto ma con sempre meno soldi in tasca?

 

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Il presidente cinese Xi Jinping è un grande appassionato di calcio. Suo il progetto di portare la Cina ad ospitare i mondiali del 2030. Sul modello delle olimpiadi del 2008, saranno un evento che mostrerà al mondo la nuova nazione guida. Le indicazioni di Xi Jiping ordinano ai fondi pubblici cinesi di investire nel calcio europeo. Nel 2016 la serie B cinese ha speso 57 milioni di euro (più di Liga Spagnola o di Bundestliga) mentre la serie A ha investito oltre 340 milioni. In inghilterra il Mancester City è al 13% cinese, WBA per il 88%, Birminghan e Wolverhapton al 100%. In Spagna l’Atletico Madrid al 20%, Espanyol per metà e tutto il Granada. In Francia Sochaux al 100%, Nizza al 80%, Auxerre 60% e Lione per il 20%. 

P.S.

Ma con tanti tentativi e sperimentazioni (per comodità di esposizione abbiamo ignorato l’esperienza della “sudden death” poi velocemente rinominato “”goldel gol” per evitare macabri richiami di scarso appeal commerciale) come mai il completo sorteggio della squadra arbitrale (una volta era solo una terna mentre adesso si muovono in un pulmino a 9 posti) e la moviola in campo non hanno mai trovato uno sponsor nel governo mondiale del calcio?

 

 

 

 

SANREMO VAL BENE UNA MESSA

Non amo il Festival di Sanremo. Solitamente per evidenziare questa mia disaffezione faccio la battuta che l’ultima volta che lo guardai per bene era il 1993 con la vittoria di Mistero di Enrico Ruggeri. Vittoria che all’epoca fece scandalo; fu una canzone rock e non la classica melodica. Qualcosa di simile, ma molto in piccolo, allo schiaffo culturale di molti anni prima da parte di quella “Volare” di un tale Domenico Modugno. Negli anni posso avere visto a bocconi un confronto fra Panariello e l’attore Joahn Cena (non torturatemi vi prego) ed un imbarazzante duetto fra Fabio Fazio e Neil Amstrong, primo uomo sulla Luna. Alla domanda di Fazio “che differenza c è fra scendere la scaletta del modulo lunare e la scala del teatro Ariston” l’astronauta rispose con una delle sue frasi più famose. “Una volta fuori alzai lo sguardo e vidi la Terra. Era grande come il mio pollice. Tutti voi eravane sul mio pollice”. Da questo confronto fra chi i libri di storia li legge e chi la storia la fa capii che nel Festival non avrei mai trovato uno spunto di interesse. Se poi aggiungiamo ben due “vittorie morali” di Elio e le Storie Tese fra cui il successo nazional popolare”La Terra dei Cachi” il giudizio è ancora più tranciante.

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Un Enrico Ruggeri d’annata. 1993

Nell’edizione 2017 ho invece trovato qualche minuto che mi ha riappacificato con il Festival e la sua organizzazione. Non sono mai stato di quelli che punta il dito contro i grandi cachet delle personalità che popolano il piccolo schermo. Altrimenti avrei speso gran parte del mio tempo a lanciare strali contro i top manager delle banche, delle multinazionali, gli atleti degli sport maggiori od anche solo chi vince una lotteria. Sei ricco e pertanto sei obbligato moralmente a fare beneficenza? Già paghi le tasse (se le paghi …) e questo deve bastare a metterti in pace con la tua coscienza; se poi vuoi aiutare economicamente chi ne ha bisogno ben venga tutto, sia che sia un SMS solidale da 2 euro che la quota parte del compenso di 600mila euro di Carlo Conti per questa edizione del Festival.

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Il numero per gli SMS a cui donare 2 euro a favore dei terremotati. Un sistema utilizzato spesso, sin dallo tsunami del 2005, per rendere semplice la raccolta fondi. Carl o Conti, presentandolo alla fine della passerella della Protezione Civile ha risposto alle polemiche con questa frase “Non vi chiederei mai dei soldi se io per prima non lo avessi fatto”

 

La presenza del Sistema Nazionale di Protezione Civile, che Maria de Filippi ha definito “eroi”, sul palco del teatro Ariston era invece qualcosa di dovuto ad una parte del Paese. Dovuto perché la RAI, anche se non come prima, è finanziata dal canone ed è titolare della convenzione nazionale per il servizio pubblico. Dovuto perché un fenomeno di costume non può ignorare la serie di calamità che hanno colpito il centro Italia dal 24 agosto 2016 ad oggi. Dovuto anche perché, amplificate dal mondo del web, le critiche o bene o male sono piovute fitte e dure.

Ma chi erano, o meglio chi e che cosa rappresentavano, quelle figure salite sul palco? Un “manuale Cencelli” delle varie figure istituzionali dedite al soccorso oppure qualcosa di diverso? Eravamo di fronte ad una selezione di quelle che la legge costituiva della Protezione Civile chiama “strutture operative”. In pratica, all’interno di un Sistema complesso ed articolato, coloro che fanno fisicamente le cose nel momento dell’emergenza (ma non solo). Vigili del Fuoco, Corpi armati dello Stato, Forze dell’ordine, Croce Rossa, soccorso Alpino e Volontariato. Per ognuno di questi corpi ha parlato un rappresentante di picchetto mentre il Volontariato non ha preso direttamente la parola essendo stato rappresentato dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. Per i volontari erano fisicamente presenti una ragazza della Federazione Italiana Ricetrasmissioni, per le realtà nazionali, e due uomini del Gruppo Comunale di Sanremo, in rappresentanza dei territori. Poteva esserci una maggiore rappresentanza? Più anime? Più soggetti? Ognuno voleva una propria divisa, un proprio spazio per parlare?

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Foto d’insieme delle varie anime operative del Sistema Protezione Civile Italiano

Se siamo Sistema, e non funzione come in tutti gli altri paesi del mondo, vuol dire che sarebbe bastata anche una sola divisa a rappresentare tutto il mondo della Protezione Civile. In questo risiede l’intuizione dei legislatori del nostro recente passato. L’ Italia è un paese che si divide ed ama farlo; per regioni, città, campanili od anche solo divise. Solo mettendo tutto assieme, con la stessa dignità, si può ottenere il massimo da tutti. Criticare questo approccio significa negare l’idea stessa di questa realtà che, per inciso, unica al mondo, garantisce ai privati (ossia i volontari) stessa autorevolezza di chi fa questa attività per professione.

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Il labrador Corto. In servizio presso il Soccorso Alpino di Amatrice è stato fra i primi ad intervenire all’indomani del sisma del 24 Agosto 2016. Un giusto tributo ad un elemento portante del soccorso sotto macerie od un tentativo di blandire la sensibilità del pubblico?

La domanda che i più smaliziati si pongono è “ma gli organizzatori del Festival hanno offerto questa passerella alla Protezione Civile per pulirsi l’anima e ripararsi dalla critica di essere oramai un corpo estraneo dalla sensibilità del Paese?”. E se anche fosse? Se anche avessero piegato il capo a qualche diktat della politica in pieno stile MINCULPOP? Qualunque fosse stata l’arcana occulta regia dietro questo fatto quale è il giudizio che noi, cittadini/utenti del sistema radio televisivo italiano, ne traiamo? Passeremo i prossimi 364 giorni a lamentarci del fatto che “la nostra divisa non era su quel palco”?

Come al solito la Storia ci è maestra. Si dice che una volta Winston Churchill ebbe a dire che “pur di battere Hitler si sarebbe alleato con Stalin o con il diavolo in persona”. Allora, ciascuno di noi, pur di avvicinare il popolo alla cultura della Protezione Civile, può anche accettare di farsi violenza e guardare 10 minuti del Festival di San Remo.

Il costoso Medioevo di Hollywood

Dopo la fine dell’impero romano d’occidente l’Europa si richiuse su se stessa. La cultura si rifugiò nei conventi dove si perse lo stimolo alla ricerca in favore della riflessione sulle opere del passato. I grandi autori del mondo classico erano di tale ispirazione al punto di fondare due modi di dire. Il primo è il famoso “Ipse Dixit“, lo ha detto lui, ed il secondo è “siamo nani sulle spalle di giganti“.

Oggi, nel mondo della hollywoodiano, sembra quasi vivere una situazione simile. Un medioevo della creatività dove le sale cinematografiche hanno sostituito le abbazie ed i word processor degli autori l’opera degli amanuensi. Copiare, prendere spunto, reinterpretare o direttamente riscrivere l’opera del passato è garanzia di successo. Il tutto sulla base di una supposta, forse vera in realtà, età dell’oro che vede affondare le sue radici in quegli anni ’80 che tutti sembrano rimpiangere.

 

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Una scena dal film “I predatori dell’Arca Perduta”. Più volte, dopo il terzo film della fortunata saga, Harrison Ford aveva promesso che non sarebbe mai stato realizzato un seguito. Per sottolineare la cosa, aveva donato ad un museo il proprio cappello di scena. E’ notizia di questi giorni dell’inizio della produzione del quinto episodio.

Ogni cosa ha una sua origine; demografica e culturale. In tutto l’Occidente oramai i nati sono in numero inferiore ai morti. Questo rende meno interessante il mercato dei giovani e giovanissimi che, complice anche il fatto di non avere un reddito proprio, hanno un minore potere d’acquisto rispetto ai propri genitori, teoricamente più poveri ma in numero maggiore. A questo si deve aggiungere che oggi, a differenza delle generazioni precedenti, il legame con i brand della propria infanzia è molto più forte di una volta. Il fatto che ci si sposi (sempre che si convogli sempre a nozze in un occidente, Giappone compreso, che oramai non vede più unioni permanenti) ad una età sempre più avanzata e che la scienza medica ci garantisca una gioventù più duratura rende un 40enne di oggi molto più simile ad un 30enne di ieri che non ad un suo pari età del primo o secondo dopo guerra.

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Il caso italiano. Il crollo demografico è evidente in questo grafico fra  morti e nascite. Un trand, anche se in misura minore, presente in tutto l’Occidente. I giovani, da sempre obiettivo del marketing dei grandi marchi, sono in numero minore rispetto al passato.

Ecco pertanto che, nelle segrete stanze degli studiosi di marketing, nasce l’idea di dare vita a dei Reboot o Remake (nuove versioni di film adattate all’evo moderno) oppure a dei seguiti di titoli famosi negli anni ’80. Il film deve essere a più ampio spettro possibile, andando ad intercettare il gusto di tutti i membri della famiglia dal padre nerd, alla moglie amante delle situazioni romantiche ai figli alla ricerca di colore, azione e molto rumore.

Il giudizio personale qui trascende l’analisi. Meglio un centometrista od un decatleta? Meglio un professionista od un generico? Ad ognuno di noi il giudizio anche se dei titoli che andremo ad elencare fra un po’ nessuno arriva nemmeno sulla soglia della sufficienza.

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Una riedizione del classico della commedia anni ’80 si tinge di rosa. Alla ricerca della novità e di una aggressione verso il pubblico femminile gli Acchiappafantasmi diventano un team di solo donne. Al costo di 144 milioni di dollari questo esperimento pare avere convinto solo in parte il grande pubblico.

Il costo di una produzione cinematografica di questo tipo è esorbitante. Il fallimento non è una opzione. Si supera tranquillamente i 100 milioni di dollari, al netto delle spese di marketing e franchise, che di solito portano quasi ad un raddoppio della bolletta. Giusto per rimanere alle più recenti produzioni, relative alla prima metà del 2016, ecco alcuni dati (fonte Repubblica.it)

  • Tarzan 160 milioni
  • Il Grande Gigante Gentile 140 milioni
  • Indipendence Day 2 115 milioni
  • Ghostbusters 144 milioni
  • Alice dietro lo specchio 170 milioni
  • Warcraft 160 milioni
  • Tartarughe Ninja – Fuori dall’Ombra 135 milioni
  • Star Trek Beyond 180 milioni

Urge evidenziare che, al 1 agosto 2016, nessuna di queste pellicole ha ancora raggiunto la copertura dei semplici costi di produzione.

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Tarzan 2016. Ultima incarnazione del classico romanzo ottocentesco. Sia la jungla che i gorilla sono generati al computer. Tutto questo ha reso costosissima la sua realizzazione

Tutto questo si traduce in un forte esborso economico per l’utente finale. Una famiglia tipo, composta da genitore 1, genitore 2 e due figli può arrivare a spendere fino a 70 euro per un fine settimana al cinema. Prendiamo carta e penna. Nel caso di un film in 3D sono 12 euro a persona, per raggiungere un multisala ipotizziamo una media di 10 euro di carburante a cui va aggiunto circa 3 euro a testa per qualcosa da bere o sgranocchiare. Il totale, al netto di eventuali acquisti di gadget o cena a base di pizza al ristorante.

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Un vero inno alla cinematografia anni ’80. Il film indipendente Turbo Kid iconico delle opere a bassissimo budget. Produzione Canadese ma girato in Nuova Zelanda ha messo d’accordo pubblico e critica. Non è stato distribuito in Italia.

Un controesempio? Il film sul super eroe italiano Enzo Ceccotti, dal titolo Lo Chiamavano Jeeg Robot; costato 1,3 milioni di euro ha ottenuto, dal 1 febbraio 2016 al 1 agosto dello stesso anno, un botteghino di 5 milioni di euro.

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Locandina del film “Lo chiamavano Jeeg Robot”. L’opera prima di Gabriele Mainetti segna il ritorno in Italia del cosiddetto film “di genere” considerato, evidentemente a torto, antieconomico dai vari produttori che gli hanno sempre preferito la commedia.

Il nodo dell’educazione. Civiltà a confronto

Le differenze fra culture sono più vaste di quanto si sia soliti pensare anche se, a volte, scopriamo che ci troviamo con diversi punti di contatto. Durante un corso, oramai tre anni fa, il relatore stava parlando delle difficoltà di integrazione fra le varie culture all’interno di un campo profughi.  Il contesto è quello del terremoto dell’ Emilia del 2012. L’esempio aveva anche dei risvolti simpatici. Si tratta di un bambino, originario di un paese che si affaccia sull’Oceano Indiano, il quale aveva risposto male al proprio nonno.

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Bambini giocano, seguito da esperti della formazione e pedagogia,  in un campo sfollati in occasione del terremoto dell’Emilia del 2012.

Fin qui nulla di particolare. Il “caso” si monta quanto un membro della comunità, senza vincoli di parentela con il bimbo, ammonisce il piccolo con uno “scapellotto”. Questo fatto avviene sotto gli occhi del personale volontario che gestiva il campo dando origine a polemiche infinite. Il bambino allora viene portato davanti al padre a cui viene spiegata, tramite un traduttore, tutta la situazione. Una volta terminata la traduzione il padre, senza esitazioni, ha ribadito il concetto con un ulteriore colpo sulla testa nei confronti dell’indisciplinato. Il motivo di tutto questo ? Molto semplice in realtà. Nella cultura a cui appartiene il bambino la educazione dei più piccoli non è cura del singolo nucleo familiare ma di tuta la comunità. Pertanto l’estraneo che ha punito con metodi coercitivi aveva lo stesso diritto di correggere un comportamento deviato che non il padre o la madre.

Arriviamo alla cronaca dell’oggi e leggiamo che Franco Metta, sindaco del comune di Cerignola in provincia di Foggia, è sorto agli onori della cronaca per avere ripreso un bambino di 9 anni che durante una cerimonia si vantava di essere stato bocciato a scuola. Il primo cittadino, approcciato dal minore in dialetto, avrebbe risposto una serie di espressioni gergali traducibili con un “sei uno stronzo” condito da un piccolo show di indignazione.

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Una immagine che potrebbe apparire surreale. Di spalle il sindaco di Cerignola, con tanto di fascia tricolore, che rimprovera un ragazzino in dialetto. Per noi che non parliamo le lingue risultano di poca utilità i sottotitoli. Notare la faccia divertita dell’adulto in secondo piano. 

Grazie all’immancabile telefono cellulare che ha registrato tutta la scenetta l’opinione pubblica italiana si è subito divisa fra i pro-sindaco e gli anti-sindaco. Chi, scandalizzato, ha richiamato il ruolo istituzionale dell’uomo che non può sostituirsi alla famiglia nella educazione del bimbo. Chi, parimenti scandalizzato, ha visto nel gesto del primo cittadino un modo per sostituirsi alle carenze di un ambiente, famiglia in primis ma non solo, che porta a vantarsi di una cosa “assurda” come una bocciatura a 9 anni. Alcuni hanno addirittura benedetto l’intervento prevedendo un futuro da criminale mentre altri, oggi personalità di successo, hanno ricordato una o più bocciature scolastiche nel proprio passato.

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I giornalisti David Parenzo e Giuseppe Cruciani. Questi sono fra i poco intellettuali che hanno criticato il sindaco di Cerignola. Per loro è compito della famiglia l’educazione dei bambini ed un estraneo, anche se primo cittadino, non conoscendo la reale situazione del giovane non doveva permettersi di umiliarlo in una situazione pubblica.

Chiudo questa trilogia di esempi con il mai sopito desiderio di ritorno alla leva militare. In una intervista al Resto del Carino il generale, in pensione da oggi, Marco Bartolini ha proferito la seguente affermazione. “Ci vorrebbe (la naja), per i giovani. Hanno bisogno di essere educati ai doveri. Sarebbe una scuola di democrazia, abituerebbe i giovani a dare qualcosa alla società. Ora non è così. Ora non è così. Lo Stato, la società è qualcosa a cui siamo subordinati”.

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Cassius Clay, dopo la conversione Muhammad Alì. Recentemente scomparso era famoso anche per la sua opposizione alla chiamata di leva in occasione della guerra del Vietnam. Su 25 milioni di americani abili 2 milioni venivano chiamati ogni anno con una lotteria. La cosiddetta “draft” sorteggiava giorno di nascita e lettera del cognome

A volte gli estremi si toccano. Tutti vorrebbero che tutti educassero tutti … ma chi educa gli educatori ?

KILLER APPLICATION

La app di cui vorrete mai fare a meno

racconto breve di Ezio Sabatini

“Immaginatevi come era il mondo prima di Internet e pensate a come è adesso”. Con queste parole , dette in un perfetto inglese, Ibrahim iniziò il suo intervento. “Immaginatevi anche come era il mondo quando erano ancora le persone a lavorare, a costruire le nostre automobili, a coltivare le nostre verdure e a guidare le nostre auto. Confrontate tutto questo con oggi”. Il giovane andò a cercare con lo sguardo l’approvazione dei suoi soci. Sembra ieri quando decise di mettere su una piccola start up assieme a Maria, John e Lee. Adesso stanno presentando il loro prodotto davanti ai rappresentanti dei paesi più industrializzati al mondo.

“La nostra idea è molto semplice, un vero e proprio uovo di Colombo”. Seppur non fosse certo che il traduttore automatico avrebbe riportato questa battuta nel modo migliore per tutti alzò il braccio destro e pronunciò la parola d’ordine: ”Occhio di Dio”. Tutto intorno a lui apparve una rappresentazione della Terra di quelle che utilizzano da anni nelle scuole per studiare geografia. Dopo poco tutto questo iniziò a popolarsi di simboli colorati. “La nostra idea è di mettere in rete tutte le informazioni disponibili, siano esse civili, militari, umane o automatiche. Pensate se la lavastoviglie potesse parlarvi, dirvi dove abita, a che piano, e quali siano le abitudini del padrone di casa. E se quel padrone di casa fosse un terrorista oppure un oppositore politico o l’inventore di un brevetto che non ci è favorevole??”.

Scorse con le dita una di queste tantissime immagini che si presentavano sul globo e cliccò su una sorta di lente di ingrandimento. “Immaginiamo di nutrire una forte antipatia per qualcuno. Per esempio io non ho una grande passione per gli sportivi che frequentano topmodels”. Mentre parlava digitò su una tastiera virtuale il nome di un noto calciatore. “Vedete, ci appaiono tutti i suoi dati, i suoi parametri vitali e grazie agli occhiali a realtà aumentata potremmo anche condividere la sua visione, magari mentre segna un gol contro la nostra squadra del cuore”. Fece una lunga pausa. “Qui inizia il bello. Come lo vogliamo eliminare? Con un missile ipersonico? Con un drone? Con un killer scelto su killadvisor.com (noto sito che permette di scegliere gli assassini con tanto di valutazione social degli utenti ndr)? Oppure mandando in cortocircuito la sua televisione o lavando male i suoi piatti e facendogli venire una infezione?”

“Io personalmente” chiosò Ibrahim “ho una grande passione per l’incidente aereo. Pulito e pirotecnico alle stesso tempo”. Detto questo cliccò sulla X rossa accanto al nome dello sportivo. Apparve un altro pop up con la dicitura “sei sicuro di voler eliminare il soggetto?” Lui cliccò su OK. A questo punto apparve un timer con un countdown “1 giorno 14 ore e 25 minuti alla esecuzione. Grazie per avere scelto i servizi della Compu Global Hyper Mega NET”. Il giovane alzò il tono della voce e concluse trionfalmente “Il tutto per solo 9 euro e 90 a settimanale con la possibilità di partecipare ad un concorso in cui si vincono 10 omicidi gratis ogni 6 mesi!!”.

La killer application della CGHMN fu il programma più richiesto dell’anno. Già poche ore dopo la presentazione di Ibrahim, nascosto nei recessi di una caverna in un paese di cui molti non conoscono nemmeno l’esistenza, alcuni operai si stavano applicando alla distribuzione gratuita di una copia di questo software in ogni telefono cellulare di nuova costruzione nel pianeta.