SANREMO VAL BENE UNA MESSA

Non amo il Festival di Sanremo. Solitamente per evidenziare questa mia disaffezione faccio la battuta che l’ultima volta che lo guardai per bene era il 1993 con la vittoria di Mistero di Enrico Ruggeri. Vittoria che all’epoca fece scandalo; fu una canzone rock e non la classica melodica. Qualcosa di simile, ma molto in piccolo, allo schiaffo culturale di molti anni prima da parte di quella “Volare” di un tale Domenico Modugno. Negli anni posso avere visto a bocconi un confronto fra Panariello e l’attore Joahn Cena (non torturatemi vi prego) ed un imbarazzante duetto fra Fabio Fazio e Neil Amstrong, primo uomo sulla Luna. Alla domanda di Fazio “che differenza c è fra scendere la scaletta del modulo lunare e la scala del teatro Ariston” l’astronauta rispose con una delle sue frasi più famose. “Una volta fuori alzai lo sguardo e vidi la Terra. Era grande come il mio pollice. Tutti voi eravane sul mio pollice”. Da questo confronto fra chi i libri di storia li legge e chi la storia la fa capii che nel Festival non avrei mai trovato uno spunto di interesse. Se poi aggiungiamo ben due “vittorie morali” di Elio e le Storie Tese fra cui il successo nazional popolare”La Terra dei Cachi” il giudizio è ancora più tranciante.

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Un Enrico Ruggeri d’annata. 1993

Nell’edizione 2017 ho invece trovato qualche minuto che mi ha riappacificato con il Festival e la sua organizzazione. Non sono mai stato di quelli che punta il dito contro i grandi cachet delle personalità che popolano il piccolo schermo. Altrimenti avrei speso gran parte del mio tempo a lanciare strali contro i top manager delle banche, delle multinazionali, gli atleti degli sport maggiori od anche solo chi vince una lotteria. Sei ricco e pertanto sei obbligato moralmente a fare beneficenza? Già paghi le tasse (se le paghi …) e questo deve bastare a metterti in pace con la tua coscienza; se poi vuoi aiutare economicamente chi ne ha bisogno ben venga tutto, sia che sia un SMS solidale da 2 euro che la quota parte del compenso di 600mila euro di Carlo Conti per questa edizione del Festival.

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Il numero per gli SMS a cui donare 2 euro a favore dei terremotati. Un sistema utilizzato spesso, sin dallo tsunami del 2005, per rendere semplice la raccolta fondi. Carl o Conti, presentandolo alla fine della passerella della Protezione Civile ha risposto alle polemiche con questa frase “Non vi chiederei mai dei soldi se io per prima non lo avessi fatto”

 

La presenza del Sistema Nazionale di Protezione Civile, che Maria de Filippi ha definito “eroi”, sul palco del teatro Ariston era invece qualcosa di dovuto ad una parte del Paese. Dovuto perché la RAI, anche se non come prima, è finanziata dal canone ed è titolare della convenzione nazionale per il servizio pubblico. Dovuto perché un fenomeno di costume non può ignorare la serie di calamità che hanno colpito il centro Italia dal 24 agosto 2016 ad oggi. Dovuto anche perché, amplificate dal mondo del web, le critiche o bene o male sono piovute fitte e dure.

Ma chi erano, o meglio chi e che cosa rappresentavano, quelle figure salite sul palco? Un “manuale Cencelli” delle varie figure istituzionali dedite al soccorso oppure qualcosa di diverso? Eravamo di fronte ad una selezione di quelle che la legge costituiva della Protezione Civile chiama “strutture operative”. In pratica, all’interno di un Sistema complesso ed articolato, coloro che fanno fisicamente le cose nel momento dell’emergenza (ma non solo). Vigili del Fuoco, Corpi armati dello Stato, Forze dell’ordine, Croce Rossa, soccorso Alpino e Volontariato. Per ognuno di questi corpi ha parlato un rappresentante di picchetto mentre il Volontariato non ha preso direttamente la parola essendo stato rappresentato dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. Per i volontari erano fisicamente presenti una ragazza della Federazione Italiana Ricetrasmissioni, per le realtà nazionali, e due uomini del Gruppo Comunale di Sanremo, in rappresentanza dei territori. Poteva esserci una maggiore rappresentanza? Più anime? Più soggetti? Ognuno voleva una propria divisa, un proprio spazio per parlare?

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Foto d’insieme delle varie anime operative del Sistema Protezione Civile Italiano

Se siamo Sistema, e non funzione come in tutti gli altri paesi del mondo, vuol dire che sarebbe bastata anche una sola divisa a rappresentare tutto il mondo della Protezione Civile. In questo risiede l’intuizione dei legislatori del nostro recente passato. L’ Italia è un paese che si divide ed ama farlo; per regioni, città, campanili od anche solo divise. Solo mettendo tutto assieme, con la stessa dignità, si può ottenere il massimo da tutti. Criticare questo approccio significa negare l’idea stessa di questa realtà che, per inciso, unica al mondo, garantisce ai privati (ossia i volontari) stessa autorevolezza di chi fa questa attività per professione.

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Il labrador Corto. In servizio presso il Soccorso Alpino di Amatrice è stato fra i primi ad intervenire all’indomani del sisma del 24 Agosto 2016. Un giusto tributo ad un elemento portante del soccorso sotto macerie od un tentativo di blandire la sensibilità del pubblico?

La domanda che i più smaliziati si pongono è “ma gli organizzatori del Festival hanno offerto questa passerella alla Protezione Civile per pulirsi l’anima e ripararsi dalla critica di essere oramai un corpo estraneo dalla sensibilità del Paese?”. E se anche fosse? Se anche avessero piegato il capo a qualche diktat della politica in pieno stile MINCULPOP? Qualunque fosse stata l’arcana occulta regia dietro questo fatto quale è il giudizio che noi, cittadini/utenti del sistema radio televisivo italiano, ne traiamo? Passeremo i prossimi 364 giorni a lamentarci del fatto che “la nostra divisa non era su quel palco”?

Come al solito la Storia ci è maestra. Si dice che una volta Winston Churchill ebbe a dire che “pur di battere Hitler si sarebbe alleato con Stalin o con il diavolo in persona”. Allora, ciascuno di noi, pur di avvicinare il popolo alla cultura della Protezione Civile, può anche accettare di farsi violenza e guardare 10 minuti del Festival di San Remo.