Il costoso Medioevo di Hollywood

Dopo la fine dell’impero romano d’occidente l’Europa si richiuse su se stessa. La cultura si rifugiò nei conventi dove si perse lo stimolo alla ricerca in favore della riflessione sulle opere del passato. I grandi autori del mondo classico erano di tale ispirazione al punto di fondare due modi di dire. Il primo è il famoso “Ipse Dixit“, lo ha detto lui, ed il secondo è “siamo nani sulle spalle di giganti“.

Oggi, nel mondo della hollywoodiano, sembra quasi vivere una situazione simile. Un medioevo della creatività dove le sale cinematografiche hanno sostituito le abbazie ed i word processor degli autori l’opera degli amanuensi. Copiare, prendere spunto, reinterpretare o direttamente riscrivere l’opera del passato è garanzia di successo. Il tutto sulla base di una supposta, forse vera in realtà, età dell’oro che vede affondare le sue radici in quegli anni ’80 che tutti sembrano rimpiangere.

 

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Una scena dal film “I predatori dell’Arca Perduta”. Più volte, dopo il terzo film della fortunata saga, Harrison Ford aveva promesso che non sarebbe mai stato realizzato un seguito. Per sottolineare la cosa, aveva donato ad un museo il proprio cappello di scena. E’ notizia di questi giorni dell’inizio della produzione del quinto episodio.

Ogni cosa ha una sua origine; demografica e culturale. In tutto l’Occidente oramai i nati sono in numero inferiore ai morti. Questo rende meno interessante il mercato dei giovani e giovanissimi che, complice anche il fatto di non avere un reddito proprio, hanno un minore potere d’acquisto rispetto ai propri genitori, teoricamente più poveri ma in numero maggiore. A questo si deve aggiungere che oggi, a differenza delle generazioni precedenti, il legame con i brand della propria infanzia è molto più forte di una volta. Il fatto che ci si sposi (sempre che si convogli sempre a nozze in un occidente, Giappone compreso, che oramai non vede più unioni permanenti) ad una età sempre più avanzata e che la scienza medica ci garantisca una gioventù più duratura rende un 40enne di oggi molto più simile ad un 30enne di ieri che non ad un suo pari età del primo o secondo dopo guerra.

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Il caso italiano. Il crollo demografico è evidente in questo grafico fra  morti e nascite. Un trand, anche se in misura minore, presente in tutto l’Occidente. I giovani, da sempre obiettivo del marketing dei grandi marchi, sono in numero minore rispetto al passato.

Ecco pertanto che, nelle segrete stanze degli studiosi di marketing, nasce l’idea di dare vita a dei Reboot o Remake (nuove versioni di film adattate all’evo moderno) oppure a dei seguiti di titoli famosi negli anni ’80. Il film deve essere a più ampio spettro possibile, andando ad intercettare il gusto di tutti i membri della famiglia dal padre nerd, alla moglie amante delle situazioni romantiche ai figli alla ricerca di colore, azione e molto rumore.

Il giudizio personale qui trascende l’analisi. Meglio un centometrista od un decatleta? Meglio un professionista od un generico? Ad ognuno di noi il giudizio anche se dei titoli che andremo ad elencare fra un po’ nessuno arriva nemmeno sulla soglia della sufficienza.

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Una riedizione del classico della commedia anni ’80 si tinge di rosa. Alla ricerca della novità e di una aggressione verso il pubblico femminile gli Acchiappafantasmi diventano un team di solo donne. Al costo di 144 milioni di dollari questo esperimento pare avere convinto solo in parte il grande pubblico.

Il costo di una produzione cinematografica di questo tipo è esorbitante. Il fallimento non è una opzione. Si supera tranquillamente i 100 milioni di dollari, al netto delle spese di marketing e franchise, che di solito portano quasi ad un raddoppio della bolletta. Giusto per rimanere alle più recenti produzioni, relative alla prima metà del 2016, ecco alcuni dati (fonte Repubblica.it)

  • Tarzan 160 milioni
  • Il Grande Gigante Gentile 140 milioni
  • Indipendence Day 2 115 milioni
  • Ghostbusters 144 milioni
  • Alice dietro lo specchio 170 milioni
  • Warcraft 160 milioni
  • Tartarughe Ninja – Fuori dall’Ombra 135 milioni
  • Star Trek Beyond 180 milioni

Urge evidenziare che, al 1 agosto 2016, nessuna di queste pellicole ha ancora raggiunto la copertura dei semplici costi di produzione.

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Tarzan 2016. Ultima incarnazione del classico romanzo ottocentesco. Sia la jungla che i gorilla sono generati al computer. Tutto questo ha reso costosissima la sua realizzazione

Tutto questo si traduce in un forte esborso economico per l’utente finale. Una famiglia tipo, composta da genitore 1, genitore 2 e due figli può arrivare a spendere fino a 70 euro per un fine settimana al cinema. Prendiamo carta e penna. Nel caso di un film in 3D sono 12 euro a persona, per raggiungere un multisala ipotizziamo una media di 10 euro di carburante a cui va aggiunto circa 3 euro a testa per qualcosa da bere o sgranocchiare. Il totale, al netto di eventuali acquisti di gadget o cena a base di pizza al ristorante.

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Un vero inno alla cinematografia anni ’80. Il film indipendente Turbo Kid iconico delle opere a bassissimo budget. Produzione Canadese ma girato in Nuova Zelanda ha messo d’accordo pubblico e critica. Non è stato distribuito in Italia.

Un controesempio? Il film sul super eroe italiano Enzo Ceccotti, dal titolo Lo Chiamavano Jeeg Robot; costato 1,3 milioni di euro ha ottenuto, dal 1 febbraio 2016 al 1 agosto dello stesso anno, un botteghino di 5 milioni di euro.

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Locandina del film “Lo chiamavano Jeeg Robot”. L’opera prima di Gabriele Mainetti segna il ritorno in Italia del cosiddetto film “di genere” considerato, evidentemente a torto, antieconomico dai vari produttori che gli hanno sempre preferito la commedia.