Il nodo dell’educazione. Civiltà a confronto

Le differenze fra culture sono più vaste di quanto si sia soliti pensare anche se, a volte, scopriamo che ci troviamo con diversi punti di contatto. Durante un corso, oramai tre anni fa, il relatore stava parlando delle difficoltà di integrazione fra le varie culture all’interno di un campo profughi.  Il contesto è quello del terremoto dell’ Emilia del 2012. L’esempio aveva anche dei risvolti simpatici. Si tratta di un bambino, originario di un paese che si affaccia sull’Oceano Indiano, il quale aveva risposto male al proprio nonno.

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Bambini giocano, seguito da esperti della formazione e pedagogia,  in un campo sfollati in occasione del terremoto dell’Emilia del 2012.

Fin qui nulla di particolare. Il “caso” si monta quanto un membro della comunità, senza vincoli di parentela con il bimbo, ammonisce il piccolo con uno “scapellotto”. Questo fatto avviene sotto gli occhi del personale volontario che gestiva il campo dando origine a polemiche infinite. Il bambino allora viene portato davanti al padre a cui viene spiegata, tramite un traduttore, tutta la situazione. Una volta terminata la traduzione il padre, senza esitazioni, ha ribadito il concetto con un ulteriore colpo sulla testa nei confronti dell’indisciplinato. Il motivo di tutto questo ? Molto semplice in realtà. Nella cultura a cui appartiene il bambino la educazione dei più piccoli non è cura del singolo nucleo familiare ma di tuta la comunità. Pertanto l’estraneo che ha punito con metodi coercitivi aveva lo stesso diritto di correggere un comportamento deviato che non il padre o la madre.

Arriviamo alla cronaca dell’oggi e leggiamo che Franco Metta, sindaco del comune di Cerignola in provincia di Foggia, è sorto agli onori della cronaca per avere ripreso un bambino di 9 anni che durante una cerimonia si vantava di essere stato bocciato a scuola. Il primo cittadino, approcciato dal minore in dialetto, avrebbe risposto una serie di espressioni gergali traducibili con un “sei uno stronzo” condito da un piccolo show di indignazione.

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Una immagine che potrebbe apparire surreale. Di spalle il sindaco di Cerignola, con tanto di fascia tricolore, che rimprovera un ragazzino in dialetto. Per noi che non parliamo le lingue risultano di poca utilità i sottotitoli. Notare la faccia divertita dell’adulto in secondo piano. 

Grazie all’immancabile telefono cellulare che ha registrato tutta la scenetta l’opinione pubblica italiana si è subito divisa fra i pro-sindaco e gli anti-sindaco. Chi, scandalizzato, ha richiamato il ruolo istituzionale dell’uomo che non può sostituirsi alla famiglia nella educazione del bimbo. Chi, parimenti scandalizzato, ha visto nel gesto del primo cittadino un modo per sostituirsi alle carenze di un ambiente, famiglia in primis ma non solo, che porta a vantarsi di una cosa “assurda” come una bocciatura a 9 anni. Alcuni hanno addirittura benedetto l’intervento prevedendo un futuro da criminale mentre altri, oggi personalità di successo, hanno ricordato una o più bocciature scolastiche nel proprio passato.

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I giornalisti David Parenzo e Giuseppe Cruciani. Questi sono fra i poco intellettuali che hanno criticato il sindaco di Cerignola. Per loro è compito della famiglia l’educazione dei bambini ed un estraneo, anche se primo cittadino, non conoscendo la reale situazione del giovane non doveva permettersi di umiliarlo in una situazione pubblica.

Chiudo questa trilogia di esempi con il mai sopito desiderio di ritorno alla leva militare. In una intervista al Resto del Carino il generale, in pensione da oggi, Marco Bartolini ha proferito la seguente affermazione. “Ci vorrebbe (la naja), per i giovani. Hanno bisogno di essere educati ai doveri. Sarebbe una scuola di democrazia, abituerebbe i giovani a dare qualcosa alla società. Ora non è così. Ora non è così. Lo Stato, la società è qualcosa a cui siamo subordinati”.

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Cassius Clay, dopo la conversione Muhammad Alì. Recentemente scomparso era famoso anche per la sua opposizione alla chiamata di leva in occasione della guerra del Vietnam. Su 25 milioni di americani abili 2 milioni venivano chiamati ogni anno con una lotteria. La cosiddetta “draft” sorteggiava giorno di nascita e lettera del cognome

A volte gli estremi si toccano. Tutti vorrebbero che tutti educassero tutti … ma chi educa gli educatori ?