KILLER APPLICATION

La app di cui vorrete mai fare a meno

racconto breve di Ezio Sabatini

“Immaginatevi come era il mondo prima di Internet e pensate a come è adesso”. Con queste parole , dette in un perfetto inglese, Ibrahim iniziò il suo intervento. “Immaginatevi anche come era il mondo quando erano ancora le persone a lavorare, a costruire le nostre automobili, a coltivare le nostre verdure e a guidare le nostre auto. Confrontate tutto questo con oggi”. Il giovane andò a cercare con lo sguardo l’approvazione dei suoi soci. Sembra ieri quando decise di mettere su una piccola start up assieme a Maria, John e Lee. Adesso stanno presentando il loro prodotto davanti ai rappresentanti dei paesi più industrializzati al mondo.

“La nostra idea è molto semplice, un vero e proprio uovo di Colombo”. Seppur non fosse certo che il traduttore automatico avrebbe riportato questa battuta nel modo migliore per tutti alzò il braccio destro e pronunciò la parola d’ordine: ”Occhio di Dio”. Tutto intorno a lui apparve una rappresentazione della Terra di quelle che utilizzano da anni nelle scuole per studiare geografia. Dopo poco tutto questo iniziò a popolarsi di simboli colorati. “La nostra idea è di mettere in rete tutte le informazioni disponibili, siano esse civili, militari, umane o automatiche. Pensate se la lavastoviglie potesse parlarvi, dirvi dove abita, a che piano, e quali siano le abitudini del padrone di casa. E se quel padrone di casa fosse un terrorista oppure un oppositore politico o l’inventore di un brevetto che non ci è favorevole??”.

Scorse con le dita una di queste tantissime immagini che si presentavano sul globo e cliccò su una sorta di lente di ingrandimento. “Immaginiamo di nutrire una forte antipatia per qualcuno. Per esempio io non ho una grande passione per gli sportivi che frequentano topmodels”. Mentre parlava digitò su una tastiera virtuale il nome di un noto calciatore. “Vedete, ci appaiono tutti i suoi dati, i suoi parametri vitali e grazie agli occhiali a realtà aumentata potremmo anche condividere la sua visione, magari mentre segna un gol contro la nostra squadra del cuore”. Fece una lunga pausa. “Qui inizia il bello. Come lo vogliamo eliminare? Con un missile ipersonico? Con un drone? Con un killer scelto su killadvisor.com (noto sito che permette di scegliere gli assassini con tanto di valutazione social degli utenti ndr)? Oppure mandando in cortocircuito la sua televisione o lavando male i suoi piatti e facendogli venire una infezione?”

“Io personalmente” chiosò Ibrahim “ho una grande passione per l’incidente aereo. Pulito e pirotecnico alle stesso tempo”. Detto questo cliccò sulla X rossa accanto al nome dello sportivo. Apparve un altro pop up con la dicitura “sei sicuro di voler eliminare il soggetto?” Lui cliccò su OK. A questo punto apparve un timer con un countdown “1 giorno 14 ore e 25 minuti alla esecuzione. Grazie per avere scelto i servizi della Compu Global Hyper Mega NET”. Il giovane alzò il tono della voce e concluse trionfalmente “Il tutto per solo 9 euro e 90 a settimanale con la possibilità di partecipare ad un concorso in cui si vincono 10 omicidi gratis ogni 6 mesi!!”.

La killer application della CGHMN fu il programma più richiesto dell’anno. Già poche ore dopo la presentazione di Ibrahim, nascosto nei recessi di una caverna in un paese di cui molti non conoscono nemmeno l’esistenza, alcuni operai si stavano applicando alla distribuzione gratuita di una copia di questo software in ogni telefono cellulare di nuova costruzione nel pianeta.

LHA o STOVL per la MM ? Guerra di sigle sul mare

Le portaerei della Marina Militare sono, periodicamente, al centro delle cronache. Pubblico la lettera che ho inviato alla autorevole Rivista Italiana Difesa e che è stata pubblicata nella rubrica delle lettere del numero di Marzo 2016. Tema della missiva cosa scegliere per la Marina fra una portaeromobili da assalto anfibio ed una portaerei più tradizionale. Dibattito che nella metà degli anni ’90 si risolse a favore della seconda, dando vita all’attuale Cavour, mentre oggi sembra fatta per la nave anfibia.

Leggenda giornalistica vuole che quando un dossier finisce sulla scrivania del Presidente degli Stati Uniti la prima domanda che si pone l’opinione pubblica sia “dove sono le portaerei?”.

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La portaerei americana  G.R. Ford. Di prossima introduzione avrà un costo, per la sola piattaforma, intorno ai 9 miliardi di dollari. Dotata di un reattore nucleare potrà, grazie alle catapulte ed ai ganci di arresto, utilizzare aerei convenzionali. Con 70 mezzi, da sola, dispone di una capacità bellica superiore a quella della gran parte delle aeronautiche del mondo.

Evitando improponibili collegamenti fra l’Italia, media potenza regionale, e gli Stati Uniti, potenza talassocratica per eccellenza, ho deciso di scrivervi sulla spinta della perplessità. Tutte le fonti giornalistiche concordano nel riportare che, dal 2016, andremo a radiare 51 unità della nostra Marina. A fronte di questa riduzione è stata approvata la legge navale 2015, con uno stanziamento di 6 miliardi di euro.Per di più la più importante di queste navi sarà una LHA il cui costo è stimato in 1 Miliardo di Euro. Questa somma pare non essere adeguata per un mantenimento di una capacità operativa analoga a quella attuale tanto che alcuni siti specializzati parlano chiaramente di mettere in cantiere una seconda tranche di stanziamenti.

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Una Land Helicopter Assault, in sigla LHA, classe Tarawa. Grandi dimensioni e costi per un  “ibrido” fra una portaerei, portaelicotteri e un mezzo da assalto anfibio. La principale caratteristica consiste nella presenza di un ingombrante bacino allagabile che permette di mettere in mare un buon numero di mezzi sbarco senza doversiavvicinarsi alle spiagge nemiche. Seppur gestite dalla Marina sono utilizzate prevalentemente dai Marines.

Anni fa incappai, in una fiera dell’usato, in un numero di RID risalente ai primi anni ’80 in cui si discettava della prossima possibilità di dotare di una aviazione navale la nostra, all’epoca giovanissima Garibaldi. Ho ancora nella mia libreria il numero, di metà anni 90, in cui si dibatteva della futura Nuova Unità Maggiore, l’attuale Nave Cavour, e sulla opportunità di dotarla o meno di un bacino allagabile. Negli anni ’80 la posizione di RID era di attendere la nascita di una versione avanzata dello HARRIER attendendo gli esiti della sua evoluzione americana. 10 anni dopo invece la proposta era di non accettare una ammiraglia ibrida ma la formula del “due al costo di uno”. Tradotto fare di tutto affinchè, con i soldi di una sola nave ibrida, potesse uscire fuori dal cilindro sia una portaelicotteri da assalto anfibio che una portaerei STOVL.

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Il Cavour – tutte le navi della Marina Militare Italiana sono maschili – come esempio di portaerei a decollo corto ed atterraggio verticale. Permette di utilizzare il futuro F35, nella versione B a decollo corto ed atterraggio verticale, che non avrà bisogno di costose catapulte o cavi di arresto. Il costo è di poco superiore al miliardo di euro.

Oggi invece il quesito pare non porsi nemmeno. La nuova LHA avrà dei costi non molto lontano dalla Cavour, genericamente indicati in 1 miliardo di euro, senza averne la completezza. Una portaerei STVOL può fare il lavoro di una LHA (con o senza bacino allagabile) mentre non è vero il contrario. Tanto più che la nuova nave è data come sostituto della Garibaldi che non ha il bacino allagabile. L’esperienza australiana poi ha chiaramente evidenziato come una cosa sia una portaerei (seppur semplificata come le STOVL) ed una portaelicotteri.

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Uno dei progetti intermedi del futuro LHA “Trieste”. Notare come non sia presenti aerei sul ponte di volo. In realtà, grazie alla prevista introduzione di un trampolino, potrà operare anche con gli F35B . Non pensata fin dall’inizio come una portaerei potrà solo sostituire il Cavour nei momenti di assenza, per lavori o fermo nave in porto.

Sempre dalle righe di RID ho imparato che non ha senso mettere sugli scali nessuna classe di unità navali che sia in numero inferiore a 3. Questo perchè solo così si può avere uno scafo sempre in acqua al netto dei grandi lavori o delle manutenzioni ordinarie. Si rischia di fare l’errore della Francia che con una sola portaerei non ne ha disponibilità per più di 140 giorni all’anno.

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La portaerei francese Charles de Gaulle. Esempio della “grandeur” d’oltralpe è sotto molti aspetti un fallimento. Una sola, costosissima, nave non può essere presente in mare più di 140 giorni all’anno. Dal tempo del suo varo ha dovuto essere sottoposta a vari pesanti lavori legati alle dimensioni troppo piccole del ponte di volo per la tipologia di aerei che imbarca.

Perchè non tentare, come suggerito da RID a suo tempo, la formula del “due al prezzo di uno” invece che condannare la nostra marina ad un bis di quelle post seconda guerra mondiale con le loro ex portaerei diventate portaelicotteri e radiate poco dopo? Il valore operativo poi di una sola portaerei leggera è stata chiaramente dimostrata dalla campagna di Libia. Un uso intenso della componente di volo svuota gli arsenali ed i serbatoi in pochi giorni. Anche nelle Falkland utilizzarono 3 portaerei (compresa la Atlantic Conveyor) in modo da poter battere i loro obiettivi in modo continuativo. Come avrebbero fatto gli inglesi con una sola piattaforma se gli argentini non avessero avuto problemi di programmazione nei loro siluri?

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Prima della guerra delle Falkland il governo conservatore inglese, seguendo i predecessori laburisti, aveva deciso di dismettere la linea di portaerei. Motivazioni economiche ed operative. Al momento del bisogno si arrivò a trasformare in portaerei “d’emergenza” navi da trasporto come l’Atlantic Conveyor. Finì affondata dalla aviazione argentina.

Non solo. Credo che sia giunto il momento per abbandondare la visione attuale del nostro strumento navale, compreso il suo buonismo oggi molto in voga. Dividiamo il tutto fra blue waters e brown waters. L’attuale capitaneria di porto, più il reparto aeronavale della Guardia di Finanza con la ex seconda linea della Marina Militare dovranno dare vita ad una Guardia Costiera unica. Stessa cosa del progetto Blue Waters negli Stati Uniti all’indomani dell’11 Settembre. Natanti che fanno, tranquillamente, la lotta ai pirati, al cartello della droga o che mostrano bandiera, come nel caso degli aiuti alla Georgia attaccata dalla Russia. Per la MM invece un gruppo navale incentrato su portaerei, magari due.

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Una immagine che risale al 2008. In occasione del conflitto fra Russia e Georgia gli Stati Uniti mandarono una nave della loro Guardia Costiera nel porto di Batumi sul Mar Nero con aiuti. Non impegnativa come una nave “da guerra” ha però “mostrato la bandiera”.

Come mai allora il dibattito sulla composizione della nostra flotta non ha ripreso i binari degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso? Che l’opinione pubblica nazionale, così critica sullo F35, sia invece genericamente a favore di un mezzo con una funzione “duale” proposta in modo così spinto dai vertici militari ? Un effetto “collaterale” di Mare Nostrum, di Fukushima e del terremoto di Haiti del 2010? Possibile invece che l’industria nazionale abbia spinto per questo tipo di vascello in modo da avere un cliente di lancio domestico per un prodotto che pare avere un buon mercato in giro per il mondo? Magari partendo proprio da quella Russia che, orfana delle Mistral francesi, prima o poi dovrà dovrà trovare dove comprare quelle LHA che pare non essere capace di produrre in patria …”.

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Una foto che risale ai tempi della ritirata americana dal Vietnam. Il 30 Aprile del 1975 il personale delle portaerei americane liberava spazio sul ponte delle loro navi gettando a mare gli elicotteri. Saranno così evacuate oltre 7000 persone in fuga dalla città di Saigon.