Le lacrime dopo la violenza. Segno di umanità o errore storico ?

Le lacrime in terra di Giordania del capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, a seguito degli attentati di Bruxelles del 23 Marzo 2016 sono diventati un caso politico. Fra l’altro trattiamo di una personalità non nuova a farsi riprendere con il viso rotto dall’emozione.

Poiché in questo blog NON si parla di politica allora, parleremo di … lacrime!

Sono passati oltre 10 anni da quando, giovane speaker radiofonico, mi alternavo alla regia delle trasmissioni di quelli che all’epoca erano i miei colleghi. In una di queste il tema era proprio quello del pianto e di quanto fosse o meno lecito esternare la propria sensibilità in pubblico. Tesi della trasmissione era che solo con l’800 e la nascita del concetto di gentiluomo, sopratutto in Inghilterra, che il pianto in pubblico diventa tabù … una cosa per femminucce.

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A sinistra. Federica Mogherini piange di commozione in occasione di un commento sugli attentati di Bruxelles del 23  marzo 2016. Dopo sarà abbracciata, in segno di solidarietà, dal delegato esteri giordano. A destra. Federica Mogherini piange di gioia una volta ottenuta la nomina a Lady Pesc.

Nel mondo antico le lacrime erano un segnale molto forte e con chiare connotazioni politiche. Nel 146 avanti cristo ci viene raccontata dallo storico Polibio la storia della terza guerra Punica. Con un ragionamento molto simile a quello di Colin Powell nel 2003 nei confronti dell’Iraq di Saddam Hussein, il senato romano decide di cancellare  Cartagine per evitare che possa risollevarsi e porre in futuro una minaccia. Guerra preventiva in epoca classica. Scipione Emiliano, nipote del più famoso Africano, davanti alle rovine dell’ex superpotenza pianse citando un passo della Iliade relativo alla distruzione di Troia. Chiaro richiamo alla alternanza delle sorti degli imperi, forse riferendosi alla stessa Roma.

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Publio Cornelio Scipione Emiliano visita le rovine di Cartagine assieme a Polibio

Si impara al catechismo che anche Nostro Signore pianse. Ci sono due passi, nei testi evangelici, che citano questi aneddoti. Uno è Giovanni 11,35 quando Gesù piange di fronte a Lazzaro, probabilmente un suo amico di infanzia, morto di un male incurabile. Meno noto, ma molto più “politico”, è però Luca 19,43-44. Qui Cristo piange per una visione profetica ossia la distruzione di Gerusalemme, di cui non rimarrà “pietra su pietra”, prefigurando l’arrivo dei romani, guidati da Tito, nel 70 dopo cristo, dando origine ad un percorso bimillenario di sofferenza per il popolo ebraico.

Culturalmente più vicini a noi si potrebbe citare il famoso “lacrimatoio”; ossia la stanza in cui il neo eletto Papa deve cambiare i paramenti da cardinale a pontefice. Il nome deriva dalla abitudine di piangere di chi comprende il peso del mandato a cui si affaccia. Tradizione vuole che, sempre in questa stanza venga accesa una candela davanti al successore di Pietro e poi immediatamente spenta pronunciando la formula “sic transit gloria mundi” (così cambia la gloria del mondo). Questa frase venne ripresa dall’ex premier italiano, Silvio Berlusconi, nel 2011 commentando la morte del dittatore libico Ghedaffi, suo amico personale.

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“Sic Transic Gloria Mundi” opera d’arte di Mircea Cantor esposta alla 19esima Biennale di Sydney

Temporalmente più vicino anche i presidenti americani sono soliti piangere. Il libro “Storia delle lacrime. Aspetti naturali e culturali del pianto” ci ricorda come Bill Clinton fosse capace di passare, al funerale di Ron Brown, ex segretario al commercio morto nel 1996 in circostanze misteriose, dagli scherzi con gli altri membri della delegazione al pianto. Stessa cosa fece nel 2007 con il funerale di Boris Yeltisn, primo presidente della Federazione Russa. Il segnale politico fu fortissimo. Gli ex nemici adesso sono amici addirittura personali.

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Barak Obama piange durante un discorso pubblico che tratta delle stragi di giovanissimi nei campus americani. Obiettivo del presidente è ridurre l’accessibilità alle armi da fuoco

Come si comportò l’uomo più potente del mondo all’indomani dell’11 Settembre 2001 ? Non si hanno notizie di pianti da parte di Bush figlio il quale non ha però evitato di ricordare nelle sue memorie come a versare calde lacrime sia stato il già citato Berlusconi. Di Bush si ricorda all’opposto una visita alle macerie delle Torri Gemelle con accanto un pompieri non più giovanissimo. Qui tentando di arringare la folla si sentì dire che non lo sentivano. Al che, preso un megafono, disse “io vi sento ed anche chi ha fatto questo vi sentirà”.

Come saranno ricordate dagli storici di domani le lacrime di oggi dell’On. Mogherini ?

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“Vi sentirà anche chi ha fatto questo”

“Lo chiamavano Jeeg Robot” è l’eroe che tutti aspettavamo ?

Il cinema italiano soffre da anni sotto il giogo del conformismo. Gli aguzzini al soldo di questo super cattivo sono i cine-panettoni, le commedie romantiche oltre al desiderio di inseguire il botteghino a tutti i costi.

Chi potrà salvare la settimana arte, una volta principessa, nel belpaese ? Chi se non un supereroe ?

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La prima cosa che ti viene da fare quando scopri di avere dei super poteri … piegare il calorifero come se fosse una cannuccia … il sogno segreto di ognuno di noi

Periodicamente, nel mondo dell’underground cinematografico italico, si parte alla ricerca di quell’opera che possa riportare in Italia il cosiddetto “cinema di genere”. Fin dai tempi di Nirvana fino al più recente Il Ragazzo Invisibile tutti alla ricerca del messia di celluloide. Eppure ogni volta, immancabilmente, il lato oscuro ha trionfato, facendoci sterzare il volante sulle produzioni a stelle e strisce oppure sulle meno note ma interessantissime pellicole asiatiche, magari sud coreane o cinesi,  rese disponibili a tutti da internet.

Tutto questo fino al 25 febbraio del 2016 quando sugli schermi di 250 sale dello stivale è giunto l’opera prima di Gabriele Mainetti, “Lo chiamavano Jeeg Robot”.

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Personaggi a confronto. Jeeg (Claudio Santamaria) e lo Zingaro (Luca Marinetti). Lo Zingaro chiede all’eroe, temporaneamente paralizzato, chi sia questi : “un pipistrello ? ti ha morso un ragno ? sei caduto da un altro pianeta ?”

La trama è delle più semplici. Un cattivo, Enzo Ceccotti a cui presta la figura possente un ingrassatissimo Claudio Santamaria, si trova suo malgrado investito di super poteri. Una volta comprese le possibilità che ne scaturivano decide di farne uso nel campo del crimine. L’ incontro con Alessia, interpretata da una superlativa Ilenia Pastorelli, lo porterà a rivedere la propria scala di valori. Sulla strada dei due protagonisti si pone, secondo la migliore tradizione del genere, il “villain”Fabio Cannizzaro, con il volto alla jocker di Luca Marinelli. Dedito anch’egli al crimine vede nelle gesta di quello che i media chiamano “il super criminale” sia un antagonista che un possibile compagno. Enzo, sotto l’influsso della visione buonista di Alessia, decide di porre fine al delirio di onnipotenza di Fabio. Lo scontro finale, che non poteva non esserci, si svolge in un luogo simbolo della Roma che fa da sfondo alla storia, porta alla definitiva vittoria del bene sul male.

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Enzo ed Alessia. La prestazione maiuscola di Ilenia Pastorelli ci obbligherà, d’ora in avanti, a cancellare il nostro pregiudizio nei confronti di chi esce dalla casa del Grande Fratello. Sua la battuta :”Quando mi sei vicino il cuore mi fa Bim Bum Bam”.

Cosa c è di diverso in questo film rispetto al passato ? Quale è l’innovazione che ha introdotto il talentuoso regista Mainetti ? La location di una squallida e degradata periferia romana ?

Roma, in preda ad una strategia della tensione ed ad una profonda crisi morale ed economica richiama alla mente la Neo Tokyo dell’ Akira di Otomo. Le situazioni violente e grottesche mandano alla mente Tarantino mentre l’onnipresente richiamo al mondo dello spettacolo è tagliente nella grande parte delle sceneggiature hollywoodiane attuali.

Lo chiamavano Jeeg Robot ha in se la commistione di stili. Dall’azione, al poliziesco, alla storia romantica, alla denuncia sociale ed, ovviamente, ai grandi super eroi d’oltreoceano in stile Marvel. Continui i richiami alla serie TV “La Squadra” diretta dallo stesso regista; anche nella scelta di una parte del cast. Numerosi le citazioni ed i vari “Ester Egg” (non vorremmo sbagliarci ma quel murales con lui con un bancomat sottobraccio richiama molto uno con Papa Francesco … nde) come il cinema di oggi ci ha abituato a cercare già da qualche decennio.

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Opere di Pop Art a confronto. Papa Francesco letto come un super eroe sui muri romani subito dopo la sua elezione al soglio e Jeeg Robot rappresentato dopo avere smurato un bancomat. Da una parte i valori dall’altra il simbolo della opposizione al sistema.

… Eppure … in più di tutto questo il film parla di noi. Di chi oggi ha 30 – 40 anni e che, fino a qualche anno fa, veniva incluso nella definizione snob di “Generazione X”. E’ il film di chi voleva un ritorno alle produzioni italiane di fantascienza degli anni 60 e 70, non perchè le abbia viste al cinema ma le ha vissute sui social o su youtube. Un ritorno al poliziottesco, all’horror all’italiana a quel “Star Crash” che in tutto il mondo è osannato come un capolavoro del trash e che quasi nessuno cinefilo ne conosce la paternità italiana.

E poi … la sottile soddisfazione di un “cervello” che non scappa all’estero; che nonostante 5 anni di ostracismo da parte dei produttori trova la forza di fare il suo film della vita (a nemmeno 40 anni …) e che ci regala Jeeg Robot anche grazie all’intervento pubblico del Ministero e di Rai Cinema … anche in questo un eroe contro corrente …

P.S.

Lo scontro fra l’eroe ed il cattivo è anche canterino …