Attentati di Parigi. Ezio, Oriana, Orson e Nostradamus. La sottile tentazione della profezia

La storia ha superato il contenuto dei miei articoli ” Confronti 1999 vs 2015″ e “Medioevo prossimo venturo”. Nel primo di questi paragonavo ISIS ad Alqueda ricordando che questa organizzazione non aveva ancora dimostrato capacità operative simili a quelle del gruppo fondato da Bin Laden. Nel secondo riprendevo la possibilità che, nel confronto con l’Oriente, sia esso vicino o lontano, l’Occidente si trovi in una situazione non dissimile dalla fine dell’Impero Romano.

combo-grandi
Cronaca contro storia. Il confronto. Il volto del presidente Hollande quando viene messo a conoscenza degli attentati del 13 novembre 2015 e George Bush Figlio quando apprende dell’11 settembre. Lo sgomento è dipinto nel volto dei due uomini di potere. L’impossibile è diventato realtà.

I fatti di Parigi del 13 novembre 2015, un venerdì, da una parte mi sbugiardano. Attacchi multipli, coordinati con addirittura l’ipotesi di attentare alla vita dello stesso presidente Francois Hollande, in tribuna VIP allo stadio di Francia. Oltre al gran numero di morti e feriti ISIS ha dimostrato di avere capacità operative non dissimili dalle cellule di AlQueda che colpirono a Madrid e Londra.

Dall’altro è riaffiorato il timore dello scontro di civiltà, ipotizzato da Samuel P. Huntington e procognizzato da Oriana Fallaci all’indomani dell’11 Settembre. Non voglio fare l’analista od il commentatore dell’ultima ora. Si è già scritto molto su questa recrudescenza del terrorismo in terra d’Europa, fin da prima che esso si manifestasse.

orianany
Foto d’epoca che ritrae la scrittrice fiorentina Oriana Fallaci sullo sky line di New York. Questa foto, ed altre simili, furono iconiche del suo impegno editoriale post 11 Settembre.

Fatto sta che gli attentati del 13/11 hanno riavvicinato, dopo un periodo di gelo dovuto alla crisi ucraina, l’Europa e la Russia di Putin, compresi gli stessi Stati Uniti. Anzi forse siamo di fronte al primo caso pratico di un conflitto comune fra le due (ex?) superpotenze.

Il ricordo personale viaggia, immancabilmente, al’ 11 settembre del 2001 ed al concetto della distruzione della Torre di Babele riportato nella Bibbia. World Trade Center, il linguaggio comune delle genti, ossia il commercio, abbattuto da un angelo (i terroristi sono giunti volanti, e probabilmente essendo kamikaze erano anche vestiti di bianco) per ordine di Dio. Dopo la caduta della torre “gli uomini parleranno lingue diverse”. Da allora infatti viviamo un periodo di generalizzata difficoltà internazionale.

torre-babele-anthonisz
La distruzione della Torre di Babele (Genesi 11 -1,9) in una incisione di Cornelis Anthonisz (1505 – 1553) datata 1547

Oltre a questo alla mente sovvenne anche qualcosa d’altro, visto in una semi sconosciuta televisione locale oltre 10 anni prima. Il sempre verde Nostradamus che, stranamente, nessuno ha tirato fuori in occasione dell’ultima strage di ispirazione jihadista.

terzo anticristo.jpg
Come viene immaginato il “Terzo AntiCristo” nel documentario di Orson Welles “l’Uomo che vide il futuro”. Un leader arabo, con indosso un turbante, che assieme ai suoi collaboratori, pianifica l’attacco all’Occidente. Siamo nel 1981

Eppure da sempre i commentatori del barbuto medico del ‘500 hanno ipotizzato la distruzione di Parigi, al punto da ipotizzare che sarebbe stata la stazione spaziale MIR a colpire, in caduta libera, la stessa Torre Eiffel. Chi fosse interessato potrà andare su YouTube dove si trovano, principalmente in lingua inglese, documentari australiani del 1979 ed inglesi, di cui uno “L’uomo che vide il domani” ad opera di un anziano Orson Welles”. Sarà difficile per molti di noi parlare di “profezie ex post” visto l’anticipo di quasi 35 anni.

In sostanza la Terza Guerra Mondiale, voluta da un Terzo Anticristo (i primi due erano Napoleone ed Hitler) contro l’Occidente, nei primi anni del XXIesimo secolo. Questo avversario sarà un islamico, perchè viene descritto come “proveniente dall’Oriente”. Lo stesso Papa Francesco, (quello venuto dalla fine del mondo, oppure il nero, visto che appartiene all’ordine dei Gesuiti il cui leader è detto “Papa Nero”) parla spesso del rischio di un nuovo conflitto globale.

parigi
Sempre dal documentario “L’uomo che vide il futuro”. il Grande Re del Terrore, dopo avere raso al suolo la Città Nuova (New York?) dà ordine di colpire, prima degli altri obiettivi, Parigi.

Quanto durerà questo conflitto ? Secondo Nostradamus durerà 27 anni, per cui dando come data di inizio l’11 settembre 2001 la cosa si protrarrà fino al 2028, ossia ancora 13 anni a venire.

artico
Per concludere è lo stesso Orson Welles che ci spiega come sarà vinta la guerra contro il Terzo AntiCristo. Da una alleanza fra le nazioni del Circolo Polare Artico ossia, ai suoi tempi, Stati Uniti ed Unione Sovietica.

Come si risolverà ? Con l’alleanza fra le due nazioni che poggiano sul Circolo Polare Artico … Russia e Stati Uniti d’ America. Con buona pace di cinesi ed europei.

Farneticazioni ? Possibile. Ne riparleremo in un mio prossimo post di fine 2028, intanto continuiamo a leggere la cronaca.

2015-11-15t162508z_1841234570_lr2ebbf19lkdz_rtrmadp_3_g20-turkey_mgthumb-interna
In occasione dell’incontro per il G20 in Turchia Obama e Putin si incontrano, in modo informale per non dire quasi di nascosto, per discutere dei fatti di Parigi. Da lì a poco la strategia militare contro lo Stato Islamico sarà concertato anche sul terreno.

“Parigi ? E’ persa !” (cit. Oriana Fallaci)

Lucca Comics & Games 2015 … la ricetta di un successo valida anche per rilanciare l’Italia ?

Anche l’edizione 2015 della Fiera del Fumetto di Lucca, come è solito chiamarla chi la segue da più tempo, è stata archiviata come un successo internazionale. Le oltre 400mila presenze nei quattro giorni dell’evento (220mila i biglietti staccati) la collocano prepotentemente fra il secondo ed il terzo posto a livello mondiale, scalzando gli americani. Inarrivabili le varie fiere giapponesi, che però sono quasi tutte biennali, con le loro 500mila presenze.

Cosa possiamo imparare dal successo di Lucca Comics ? Cosa ha portato un paese come l’Italia ad essere la terra d’elezione della cultura per immagini ? Dal paese dei grandi fumetti della Bonelli al Cosplay, da Milo Manara fino ad offrire lo sfondo per una intera serie di Lupin III.

Il palazzetto dello sport detto “delle tagliate”. Grande centro congresso vicino ad una area attrezzata a parcheggio non diverso da tante altre strutture simili. Lucca Comics si è svolto qui fino al 2005

Il primo elemento è la visione. Nel 1966 la città di Lucca decise di ospitare la seconda edizione del Salone Internazionale di Comics, dopo una a Bordighiera. Da qui l’evento vive una serie di vicissitudini, fra presenza di associazioni culturali e la contribuzione del Comune. Nel 1993 la fusione del salone con delle fiere di scambio per appassionati da vita a Lucca Comics, che nel 1995 prenderà la denominazione attuale di Lucca Comics & Games. Onore a privati, soggetti economici, appassionati ed enti locali che hanno creduto in questa formula già 25 anni prima della sua nascita ufficiale.

Il secondo punto da sottolineare è la sinergia con il tessuto cittadino. Gli inglesi amano prendere in giro gli italiani per il nostro atavico odio per il fare la coda (anche se avrei voluto vedere la risposta dei sudditi di Sua Maestà davanti al doversi sorbire le 10 ore del padiglione Giappone in EXPO) e per l’astio nei confronti dei cestini per le cartacce. Eppure, anche nei momenti più complicati, con grossi ammassamenti di gente, non si vede una cartaccia per terra, non un tentativo di saltare la coda ne un portoghese desideroso di entrare negli stand senza mostrare il proprio braccialetto al braccio. Aggiungiamo a questo anche un meccanismo di sicurezza di primissimo piano con numeri ed organizzazione superiore a quelli di molte concerti, partite od eventi di dimensioni analoghe. Anche i dati sulle infrazioni civili e penali, compresi gli scippi, dal 2012 (in attesa dei dati 2015) sono stabili con percentuali accettabili.

lucca206
Il logo di Lucca Comics & Games 2006. Nel logo spicca la dicitura “dentro le mura”

Ultimo, ma non per importanza, è stata la capacità di mettersi in discussione ed investigare soluzioni fuori dagli schemi. Quando, nel 2005, si discuteva sul futuro dell’evento i commercianti del centro storico chiesero di poter condividere il successo, anche economico, di questo evento. La risposta fu la scommessa di svolgere l’edizione 2006, quella del quarantennale, all’interno del particolare centro storico cittadino. Da lì è iniziato il decollo verso le vette internazionale delle presenze. Se l’anno 1993 segnava un record di 30mila presenze nel 2015 si dovrà porre un tetto di 80mila pezzi ai biglietti venduti per giorno con una previsione, per il 2016, di portare da 4 a 5 giorni la durata della Fiera.

Il COSPLAY (sincretismo dei termini inglesi COSTUME e PLAY letteralmente “simulare il costume”) negli ultimi anni si è affermato come fenomeno di massa. Il centro storico di una città d’arte è sfondo naturale per foto di pregio e le avventure degli eroi più disparati

Quante delle oltre 100 ed oltre città d’arte italiane avrebbero accettato una invasione, seppur pacifica ed ordinata, di questo tipo nei propri delicatissimi centri storici ? Quante vecchiette avrebbero inarcato il sopracciglio appellandosi al proprio diritto di riposare il pomeriggio quando sotto casa il gruppo musicale gli canta la sigla di “Ufo Robot” come se fosse l’ultimo remix di Immanuel Casto (fra l’altro presente alla edizione 2015) ? Additare adesso Lucca Comics & Games come un modello per il rilancio e la decongestione del turismo in Italia è troppo facile. Scrivo questo in un 2015 che si appresta a vivere la fortunatissima ed irripetibile congiunzione astrale di un EXPO ed un Giubileo, roba da fare esplodere il PIL di qualunque paese “normale”.

E’ bene che l’Italia difenda la sua provincia, evitando che tutto si ammassi nelle grandi aeree metropolitane di Roma, Milano e Napoli (più le altre minori ma non meno affamate di eventi). Decongestionare l’estate dalla classica ondata di turisti è anche questo, evitando che l’immagine del paese, ma anche la sua ricchezza sia concentrata sempre nei soliti territori. Anche questo è avere un occhio di riguardo per la sostenibilità, ambientale ma non solo, della nostra economia.

La rinascita del paese non può arrivare dalla mattina alla sera e seguendo i cliché di sempre su sentieri già battuti mille volte. Occorre tradizione, innovazione ed un minimo di civiltà che non fa mai male.