Oggi i Barconi domani il Vesuvio. Radiografia di un Paese seduto sopra una Atomica

Il tema dell’accoglienza è il vero nodo della politica italiana del XXI-esimo secolo. Le tanto decantate primavere arabe hanno creato dei “buchi” di legalità all’interno della rete dei paesi dei Nord Africa. Tralasciando le cause che lo hanno determinato, questa sorta di “muro africano” è crollato ed il mediterraneo è solcato in lungo ed in largo da un nuovo “boat people“. Come la crisi vietnamita del 1976 (800mila persona in 10 anni) e quella albanese nel 1991 – 1997 (27mila all’anno) i numeri sono impressionanti. Già al momento della pubblicazione di queste righe sono oltre 50mila i migranti sbarcati sulle cose italiane.

Una immagine che sembra presa dalla più stringente attualità. La portaerei americana USS Ranger salva 138 rifugiati vietnamiti nel Mar Cinese Meridionale. E’il 20 marzo del 1981

Le fonti sono le più varie ed i numeri altrettanto. Ci limiteremo a prenderne uno per tutti, usando come fonte incrociate l’agenzia ANSA ed il Viminale.

Una grafico esemplifica gli sbarchi sulle coste italiane negli ultimi 10 anni. Notare che Il 20 Ottobre del 2011 muore M’ahmmar Gheddafi

A seguito di questo flusso incontrollato le reazioni della opinione pubblica sono state le più svariate. Da una parte chi si è appellato alla solidarietà europea sperando di poter diluire la presenza straniera sui 26 membri dell’unione, dall’altra chi ha chiesto accoglienza senza se e senza ma per chi fugge da guerre e carestie, da un’altra ancora chi chiede un blocco navale con sorta di riedizione della Missione Arcobaleno che, in occasione della guerra del Kossovo del 1999 fra Nato e Serbia fermò il flusso di profughi in fuga dalla pulizia etnica e dalle bombe.

Volontari italiani in Albania durante la Missione Arcobaleno

Eppure c’ è un qualcosa che gli italiani ignorano e che si pone come una bomba atomica sotto il sedere di tutti noi. Non ha molto senso presentare il rischio di una nuova eruzione del Vesuvio, considerata oramai certa dal mondo scientifico. Si tratta di capire il quando ed il come e non più il se. Sarà una nuova eruzione “pliniana” come quella del 79 dopo Cristo oppure di una “sub pliniana” come quella che affrontarono le truppe di liberazione americane nel 1944 ? Oppure ancora una devastante replica di quella preistorica che, in piena età del bronzo, devastò il monte Somma spezzandolo in due e creando il complesso Somma – Vesuvio. In ogni caso l’esodo sarà biblico (700 mila persone) anche se, con un pò di fortuna, avremo qualche giorno di preavviso per organizzarci.

Un bombardiere B 25 sotto le ceneri del Vesuvio. Il numero di aerei distrutti dall’eruzione fu la singola maggiore perdita di tutta la guerra per la Forza Aerea dell’Esercito Americano

Il piano d’emergenza prevede che i comuni della cintura vesuviana si avvalgano della solidarietà delle altre regioni italiane. La Toscana, ad esempio, dovrà ospitare gli sfollati di San Giorgio a Cremano, i cui dati aggiornati al censimento del 2011 recitano 47.783 abitanti. Con una divisione banalmente algebrica si può quindi ipotizzare una divisione pari a circa 4500 sfollati a provincia. In una provincia come quella di Siena (270mila abitanti) si tratta di un valore pari al 2% circa. Facciamo un esempio pratico.

Molti benpensanti scuoteranno la testa dicendo “Che volete che sia? Sopratutto per un territorio a vocazione turistica come il senese“. La cosa non è così semplice, sempre che dopo una cosa del genere rimanga del turismo in Italia, visto che l’accoglienza per i futuri profughi non sarà per le 96 ore di un Palio ma per diversi mesi, od anni. Già oggi gli enti pubblici senesi non hanno spazi ed immobili dove poter collocare i 314 migranti attualmente ospitati che saturano tutti i 16 siti temporanei attualmente individuati (fonte prefettura). Per un numero pari a 10 volte tanto occorrerebbe uno sforzo economico enorme che le esauste casse degli enti locali non saprebbero come coprire a meno di non fare ricorso in massa alle tendopoli.

Il campo di assistenza ai profughi allestito dalla Croce Rossa Italiana nei pressi della stazione Tiburtina. Una immagine che, fino a qualche tempo fa, vedevamo solo in televisione in occasione di conflitti o grandi catastrofi.

Considerando, a spanne, 250 ospiti in una area di accoglienza pari ad un campo di calcio occorrerebbero 18 aree attrezzate, gestite idealmente da consorzi variamente composti dei 36 comuni costituenti la provincia. Per gestirli per un periodo di 3 mesi “basterebbero” secondo le direttive del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile:

540 volontari a turno settimanale

576 tende del tipo P88

1.215.000 pasti

72 WC campali

21.600.000 litri d’acqua

2700 Kw/h di potenza elettrica

 Il tutto moltiplicato per le oltre 100 provincie italiane. Uno sforzo pari a oltre 10 volte quello del terremoto d’Abruzzo del 2009 …

Siamo pronti per una sfida materiale, umana, sociale ed economica di questa entità ?