L’occhio di DIO, l’occhio dell’uomo

Knight Industries Two Thousand … in sigla KITT … l’auto parlante e che si pilotava da sola nel serial anni ’80 di grande successo Super Car”. Da anni la fantascienza riflette su auto che possono guidarsi da sole
Marco non era ancora nato quando, 29 anni prima, in occasione del motor show di Bologna del 2013 venne presentato al mondo il primo sistema di “pilota automatico per automobili”. Negli studi superiori aveva letto della lunga ed interminabile serie di incidenti mortali che riempiva la cronaca dei giornali dalla fine dell’ 800 fino ai primi anni del XXIesimo secolo.
Sapeva che il sistema funzionava in modo duale. Da una parte il Sistema di Posizionamento Satellitare che guidava l’intelligenza artificiale dell’automobile facendogli sapere in ogni momento la propria posizione esatta. Dall’altra una tecnologia più pratica. Nella metà della corsia, ad intervalli regolari, veniva interrata una sfera di un metallo fortemente magnetico. La presenza di questo metallo veniva “letto” dalla parte anteriore del veicolo il quale poteva muoversi sempre sulla traiettoria ideale, quasi fosse su un binario. Il tutto condito da un sistema di radar ad ultrasuoni che, coprendo il 360 gradi, rendeva impossibile una collisione od un investimento.
Quel giorno Marco doveva fare una commissione per la madre della sua fidanzata. Doveva portare un pacco con dei formaggi particolarmente pregiati alla sorella di lei, presso una villettina in piena campagna. Dopo le ultime vicissitudini internazionali il costo della benzina era schizzato alle stelle rendendo di fatto impraticabile per la classe media l’utilizzo dei corrieri espressi; gli unici che erano rimasti, per motivi di cavalli vapore, ad utilizzare i derivati dal petrolio. L’automobile di Marco invece era alimentata ad idrogeno. “Pulita ed economica come l’acqua” era lo slogan della ditta costruttrice. Uno spot che spiegava l’origine di questo gas, ottenuto dalla scissione delle molecole di ossigeno ed idrogeno da cui è composta l’acqua. Il problema della altissima infiammabilità di questo elemento è stato risolto riempiendo la macchina di sistemi di raffreddamento e di sicurezza, rendendola, di fatto, sicura come una vecchia auto a gasolio.
Marco non si era mai posto nessuna domanda riguardo il prodigio di tecnologia che stava sotto il suo sedere. Funzionava e questo bastava. Si sedette al posto del conducente e la macchina riconobbe da sola la sua postura ideale, regolando di conseguenza seggiolino, display, volante (per chi voleva ancora utilizzarlo) e specchietto retrovisore. Pronunciò il nome della località per vedere proiettati sul proprio cruscotto un ologramma che spiegava i percorsi più brevi, più veloce od i più libero dal traffico. Casualmente tutti e 3 quasi coincidevano, al punto da spingere Marco a fare decidere il Centro Servizi al posto suo.
Il Centro Servizi Viabilità, o CSV, è la versione su strada del Grande Fratello. Dopo una serie di gravissimi incidenti nati nel primo periodo della “rivoluzione viaria” degli anni ’20 del XXIesimo secolo si era capito che non era possibile lasciare tutto in mano alle macchine. Gli operatori del CSV erano visti dalla opinione pubblica come l’America degli anni ’60 vedeva le storie della serie televisiva Star Trek. Un misto di ammirazione ed incomprensione per un mondo si futuribile ma non ancora reale. Ci fu anche chi utilizzò la fama ed il carisma derivante da questa particolare attività. L’ennesima crisi economica mondiale arrivò a colpire anche questa nicchia del mondo del lavoro che si credeva all’interno di una torre d’avorio. Il termine “sicurezza” venne affiancato sempre più da “sostenibilità economica” per poi essere superato di volata da “redditività”.
Cyclone del 1959 … come in quegli anni l’industria immaginava le auto del futuro
Come tutti i giorni Marco si era presentato alla sua postazione presso il CSV. Prese le consegne dall’operatore precedente accese l’”occhio di Dio”. Tutto attorno a lui apparve una
rappresentazione olografica in 3 dimensioni della Zona B7. Strade, autostrade e sterro appaiono come una sfera appiattita verso l’esterno. Una sfera con la stessa concavità della retina di Marco, in modo da non avere alcun difetto di visione. Ogni singolo veicolo è una freccetta verde mentre i mezzi di soccorso sono delle biglie colorate a seconda della missione. Bianche le ambulanze, blu la polizia, arancioni i pompieri, gialli i mezzi di manutenzione e così via. Poi vi erano i mezzi in difficoltà, in vero proprio pericolo oppure a rischio, messi in evidenza dal colore rosso. Essere a rischio poteva voler dire tante cose : da un accosto a bordo strada non perfetto, da un problema tecnico non vincolante (come ad esempio il blocco della centralina ABS) oppure dallo stato di salute degli occupanti.
Mentre stava monitorando la situazione Marco notò una auto, con un solo occupante il cui piano di navigazione prevedeva un tratto di viaggio in aperta campagna. Questa macchina aveva uno dei vari sistemi di sicurezza dell’idrogeno disattivati, forse a seguito di un errore nel software di gestione non segnalato. Dai dati biometrici della persona a bordo, questa, forse, stava dormendo.
Ad un certo punto, mentre si stava concentrando su questa minima anomalia, ricevette un messaggio di posta elettronica. Appena letta il volto di Marco divenne tutto ad un tratto scuro e tirato. Si sedette sulla propria poltrona mormorando con un filo di voce “non è possibile … non è possibile”, come un rosario, come un mantra di qualche ignota filosofia orientale. Si alzò di scatto, rimanendo per un attimo stordito dal tripudio di colori ed immagini dell’”occhio di Dio”. Di tutti i simboli solo uno continuava a lampeggiare attirando la sua, non più neutrale attenzione.
Il miliardario Tony Stark lavora alla messa a punto della sua armatura nel film Ironman. La fantascienza attuale immagina un futuro in cui mouse tastiere saranno sostituite da gesti e movimenti del corpo
Fu un sobbalzo a svegliare Marco. Non gli capitava spesso di addormentarsi in auto, ma alcune volte un viaggio senza troppe curve gli permetteva di potersi appisolare con soddisfazione. La manovra successiva, ancora più stretta della prima, gli fece sbattere la testa con violenza contro il finestrino. Alla luce della bassissima percentuale di incidenti da quanto era in servizio il CSV, le cinture di sicurezza erano state abolite 5 anni prima. Anche la persona con il sonno più profondo non avrebbe potuto fare a meno di svegliarsi. Ci volle un attimo di lucidità per capire che la macchina aveva cambiato carreggiata, per porsi in collisione con una autobotte, fumante come un treno a vapore di due secoli prima.
L’auto ad idrogeno fu la prima ad esplodere a cui seguirono i serbatoio della motrice della autobotte per poi muovere, per “simpatia” avrebbero detto i pompieri nel loro gergo tecnico, anche tutto il contenuto della botte ad esplodere. L’autostrada rimase bloccata per svariate ore. Le polemiche sull’ errore umano furono feroci, spingendo il nuovo primo ministro, che prima di entrare in politica lavorava proprio al CSV, ad aprire una commissione di inchiesta.