Maria Cristina nel paese delle Meraviglie

Ventisei anni ancora da compiere con una fortissima passione per la scrittura. Laureata in Lettere e Filologia Moderna, giornalista per Zerottonove.it e docente di scrittura creativa Maria Cristina Folino è la nostra “faccia da facebook” di oggi.

1) Quali solo le motivazioni che ti spingono a coltivare il tuo sogno di diventare una scrittrice ? Non si sceglie di diventare “scrittore” come se fosse un mestiere da imparare; lo si è per nascita, grazie alla capacità di fotografare il reale nella propria memoria e a quella “vocazione” tutta particolare del raccontarlo agli altri. Una caratteristica dello scrittore è che spesso non si rende conto di esserlo mentre quella dei suoi lettori è di riconoscere lo stile di quell’autore tra mille.

2) In Italia si è ancora giovani a 40 anni mentre nel resto del mondo si è anziani.Come ti consideri ? Se ragioniamo in termini di aree geografiche, a 40 anni si è “vecchi” ovunque. La fortuna è che spesso gli scrittori maturano molto tardi e per loro la “giovinezza” si sposta di circa vent’anni. Spesso autori di successo pubblicati in giovane età sfioriscono dopo il primo bestseller; altri già maturi perdono lo smalto libro dopo libro. Io credo che lo scrittore virtuoso abbia bisogno dell’esperienza data dal trascorrere dell’età anagrafica e della freschezza di una fantasia sempre bambina. Per quanto mi riguarda potrei affermare con una certa sicurezza che sono ancora troppo giovane per credere di conoscere già tutti i segreti della scrittura.

MCF da facebook

3) Parliamo un po’ del tuo lavoro su “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Il mio saggio, “Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie“, allude al film distribuito del 2010 e diretto dal visionario regista americano. Questo studio, pubblicato (…) nel 2013 si colloca come una comparazione critica tra la fiaba tradizionale, scritta da Lewis Carroll e universalmente nota, rispetto alla trasposizione cinematografica “Alice in Wonderland” di Burton. Questi in qualche modo cerca di “evolvere” l’impianto tradizionale traendone le fila con una degna conclusione. In pratica, se Carroll ci aveva parlato di un’Alice ancora bambina, Burton prova ad immaginare cosa potrebbe accaderle qualora, adolescente, tornasse nel suo “Wonderland“, il Sottomondo. Il film è un susseguirsi di rimandi e metafore che giocano tra la vita reale e l’interiorità della giovane; tra il sogno e i ricordi, il dolore del passato e le paure del presente.In un momento critico della vita dove la protagonista, ormai in età da marito, dovrà decidere cosa fare della sua esistenza. La comparazione servirà poi, al lettore, per stabilire in quale misura il finale proposto da Burton possa corrispondere ad un solco già tracciato da Carroll e se l’interpretazione offerta, un vero e proprio “ponte” tra fantasia e realtà, sia dopotutto sufficiente a saziare la nostra irrefrenabile voglia di evadere la logica. All’interno del libro si celano anche molte curiosità. Si potrà scoprire, leggendolo, che l’Alice di cui parlava Carroll non era affatto bionda come ce la immaginiamo e che il film di Burton è disseminato di “tracce” rubate ai suoi precedenti film. L’opera è arricchita da trascrizioni di dialoghi e filastrocche corredate di immagini, per ricordare i frame più belli del film.

La copertina del libro “Tim Burton ed il catalogo delle Meraviglie”

4) Quale è il tuo rapporto con i nuovi media ? Ti consideri una nativa digitale, oppure ancora “penna inchiostro e calamaio” ? Mi considero una “nativa digitale consapevole“. I veri “nativi digitali“, ossia quelli che ricordano ben poco del mondo analogico privo di tecnologia, non sanno neanche che esista l’alternativa del foglio e del calamaio. Ammettiamolo: a cosa servirebbe più un “calamaio” con tutte le tastiere ed i “devices” di cui oggi disponiamo? Tuttavia, io ho avuto la fortuna di vivere l’infanzia lontana dall’influsso della tecnologia. Il primo computer, ahimè, arrivò a casa mia solo dopo i 14 anni e conosco benissimo i pro ed i contro degli eterni rivali analogico/digitale. Oggi, anche per lavoro, scrivo molto da pc, mentre i testi a cui tengo di più preferisco mantenerli “nascosti” su carta finché non sono totalmente convinta della buona riuscita. Per il resto, oggi come oggi mi considero una “geek“: gestisco blogs e siti web, mi occupo di grafica e social media, adoro il photoediting … eh sì, ne ho fatta di strada dal lontano 2003!

5) Quali suggerimenti daresti a chi oggi, a qualunque età, volesse dedicarsi alla scrittura ? Il suggerimento principe è di non ritenersi scrittori per il solo fatto di aver buttato giù un testo completo. Molti, quando scrivono, pensano: “Caspita! Sono stato capace di completarlo“, e da questo opera compiuta = libro da pubblicare. Ma non funziona così! Non basta arrivare a concludere un’opera: per diventare scrittori, e poi “scrittori pubblicabili“, ma bisogna provare a scrivere almeno 3 libri o raccolte di racconti/poesie, rivedere le bozze mille volte rendendo la lettura piacevole e scorrevole (…) Alla si può scegliere il testo migliore, compattarlo in un file ordinato e “provare” a sottoporlo ad una casa editrice. Ma attenzione: se si tratta di un’opera prima e molto recente, raramente questo testo possiederà già una tale maturità da risultare buono per la pubblicazione. Scrivere imitando gli autori classici più famosi è un ottimo esercizio per acquisire la padronanza di una scrittura consapevole. Non pensiate che gli editori possano accettare lunghi lavori di revisione e modifica. Un testo buono ed ordinato già in partenza ha maggiori chances di essere pubblicato; bozze troppo confuse e grezze dal punto di vista dell’editing vengono spesso rifiutate. Cercate di essere originali, di usare la fantasia ed un buon linguaggio, ma soprattutto: “innovate con garbo“! Non tutti sanno farlo. Chi ci riesce non è solo un potenziale autore di bestseller, ma un vero Scrittore (con la S maiuscola n.d.ezio).

Bertolaso, province, volontari e Zamberletti … le troppe amnesie della politica sulla Protezione Civile.

Il mio ricordo personale dell’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, risale agli Stati Generali del Volontariato di Protezione Civile del 2012. Nell’occasione, dopo tutti i controlli di rito sulla fedina penale, fummo ricevuti dal Presidente e dal Premier dell’epoca, Mario Monti. Solito bel discorso con una forte impronta istituzionale ma vittima di un vuoto. Un buco nero inglobò tutta la gestione dell’epoca Bertolaso. Da Missione Arcobaleno alla Concordia, un omissis lungo 10 anni. Damnatio memorie a cui, poco tempo dopo, furono condannate anche le province. L’occasione furono le cerimonie per l’anniversario del terremoto del Friuli. Napolitano, elencando i soggetti che a che vedere con la ricostruzione post sisma, passò a piè pari dai comuni alla regione. Sospirò e recuperò le provincie con un generico “assieme ad altri soggetti istituzionali preposti“. Troppo forte la voglia di mettere nel cassetto un passato senza avere ancora preparato il futuro..

Napolitano e Bertolaso all’Aquila in visita dopo il terremoto del 2009

Sempre in occasione di questo evento si tennero delle commissioni il cui compito era quello di produrre una serie di proposte legislative relative il mondo del volontariato di Protezione Civile. Chi scrive era nel gruppo di lavoro “risorse“. Materia di studio era il denaro, ovviamente, ma anche i materiali, i mezzi e, sopratutto, la prima di tutte le risorse, l’uomo. Tantissime le proposte costruttive fra cui la possibilità di introdurre un sostituto di imposta per i rimborsi al datore di lavoro; istituire un sistema premiante per le aziende che sostengono la Protezione Civile e, mia proposta, realizzare delle pubblicità progresso volte all’arruolamento nelle fila del volontariato. Troppo doloroso è vedere tutto questo lettera morta e leggere sul maggiore giornale nazionale che i permessi per l’attività di soccorso sono un modo affinchè i fannulloni non si rechino a lavoro.

Infografica rappresentante l’intervento in Germania del Soccorso Alpino Italiano per salvare uno speleologo fino alla quota di -1000 metri nel giugno 2014

La furia iconoclasta della politica vuole sopprimere la figura del senatore a vita. L’idea dei padri costituenti di garantire un vitalizio a quelle persone che hanno “illustrato la patria” viene considerata non più al passo con i tempi, colpa di maggioranze politiche risicate tenute su con i denti, letteralmente, dai buchi liberi nelle fitte agende dell’intellettuale di turno. Una soluzione pratica e semplice sarebbe stata di toglierli il voto oppure, meglio a mio giudizio, fare in modo che il voto dei non eletti non potesse pesare sugli equilibri politici. Perchè non prevedere un posto di senatore a vita a due figure che hanno fatto tantissimo per il Paese. Mi riferisco a Piero AngelaGiuseppe Zamberletti. Troppo noto il divulgatore televisivo per approfondire la sua figura, mentre leggermente meno famoso è il padre della Protezione Civile Italiana.

Zamberletti in visita ad un comune terremotato in provincia di udine

La legge che porta il suo nome, assieme a quello della compianta Maria Elettra Martini, è ancora oggi un faro nonostante siano passati 23 anni ed una pesante revisione Montiana. In più dare a lui questo riconoscimento significherebbe, per estensione, darlo a tutto un mondo che, soffre delle troppe amnesie della politica.

http://www.dailymotion.com/video/xqcg0y_napolitano-convegno-stati-generali-del-volontariato-di-protezione-civile-16-04-12_news

http://www.montagna.tv/cms/71774/soccorso-alpino-e-furbetti-del-permessino-cai-e-cnsas-tuonano-contro-stampa-e-tv

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Zamberletti

“Parigi val bene una marcia” da Bin laden a Denzel Washington +++attenzione articolo serio+++

Ho riflettuto a lungo prima di decidere se intervenire riguardo i recenti fatti parigini. Il timore di non arricchire i lettori di questo blog è forte. In un’ Italia che vede 60 milioni di commissari tecnici della nazionale non voglio trovarmi fra altrettanti esperti di terrorismo internazionale. Tutto questo seppur il primo interesse del sottoscritto verso la materia della difesa risalga al lontano 1988.

Poi mi sono detto :”al diavolo le fisime da neofita del mondo dei blog … saranno i lettori a dare il loro giudizio!”.

Partiamo da una prima, a mio giudizio doverosa, osservazione.

E’ satira offendere sistematicamente il credo del nostro interlocutore? Ha un significato rappresentare la trinità in un trenino omosessuale? Cosa porta questo alla causa dei matrimoni omosessuali? Assolutamente nulla. La redazione di Charlie Hebdo da tempo era nel mirino dei terroristi che ne avevano già incendiato la sede nel 2011.Cosa spingeva quella redazione a non tirare i remi in barca per evitare la fine, prevedibilissima, del compianto Theo Van Gog, accoltellato nel 2004 da un fanatico ? L’ideologia, ne più ne meno. Siamo quindi di fronte ad un confronto fra idee sconfinate nella ideologia, da una parte la fede, diventata arma politica e dall’altra il laicismo diventata bandiera politica e di identificazione culturale.

La difesa della libertà di stampa come baluardo dell’occidente contro la barbarie ? Anche qui la verità non coincide esattamente con quello che ci hanno sempre detto. Ricordate la guerra del Kosovo del 1999 ? Nata per difendere le popolazioni mussulmane kosovare di etnia albanese contro la pulizia etnica vide la Nato ( più la Francia che all’epoca non ne faceva ancora parte) contro la repubblica di Serbia. Durante i bombardamenti la televisione di Stato faceva la tradizionale propaganda di regime, ignorando la repressione, fosse comuni, stupri ed uccisioni. La NATO a quel punto attuò la “par condicio a suon di bombe“. O la televisione diffondeva anche il punto di vista occidentale o la sede della TV sarebbe stata bombardata. Tutti noi sappiamo come andò, con i giornalisti obbligati a fare da scudi umani sperando che questo facesse da deterrente. 16 i morti.

vignetta nigeria
Vignetta satirica brasiliana in cui la folla di 2000 morti ad opera della formazione quaedista Boko Haram in Nigeria si chiede, guardando dal paradiso la manifestazione parigina, come mai nessuno manifesti per loro
Per chi volesse esiste una vasta scelta di gadget dell’ISIS facilmente reperibili su internet. Proprio il web 2.0 pare essere la nuova frontiera dell’indottrinamento jihadista.

Siamo di fronte ad un ritorno del terrorismo internazionale ? Forse si forse no. Di sicuro la capacità di offesa attuale è molto ridotta rispetto all’ 11 Settembre del 2001 od alle stragi Londra e Madrid. E’ anche vero che bastano poche migliaia di euro per organizzare un attentato come quello parigino mentre dirottare 4 aerei contemporaneamente richiede una preparazione, ed una serie di coperture politiche, di alto livello. Le politiche dell’occidente poi sono letteralmente fallimentari. Prima finanziamo i talebani e ci troviamo Osama Bin Laden, poi abbattiamo Saddam Hussein e Gheddafi e ci troviamo 2 stati falliti paradiso del terrorismo internazionale. Non contenti ci esaltiamo per le primavere arabe e, nella speranza di abbattere il regime siriano, organizziamo ed armiamo gruppi jihadisti che poi danno vita ad una realtà statuale con tanto di passaporto e magliette “I love ISIS” e gadget simili. Non è corretto dire che il terrorismo è figlio nostro, come molti complottari vorrebbero farci credere, ma di sicuro noi abbiamo guidato l’autobus che lo ha portato a scuola.

L’immigrazione è sicuramente un problema non da poco, ma gli attentatori parigini erano tutti e 3 cittadini francesi immigrati di seconda generazione. Le due cellule, una legata ad ISIS e l’altra al Al Quaeda, si erano collegate in un carcere francese. La compagna di Amedy Coulibaly è una francese convertita. I fratelli Kouachi erano noti alle forze dell’ordine al punto che uno dei due era stato anche protagonista di un documentario sull’appeal dell’Islam radicale sui giovani francesi nel lontano 2005. Le peculiarità della situazione francese sono quindi evidenti con dei servizi segreti, come detto dal fondatore di Wikileaks, Julian Assange, che hanno fatto acqua da tutte le parti.

Pensare che un contesto di questo tipo non producesse nessuna contraddizione per un tempo indefinito era solo un atto di fede.

Cosa fare ? Poche cose ma semplici.

1) Capire che siamo in uno stato di guerra permanente sin da quel fatidico 11 settembre del 2001 e che se ne dovrà parlare ancora a lungo. La guerra non è un videogame od un trafiletto sul giornale.

2) Prendere atto che oramai tutti i paesi occidentali vivono con al proprio interno forti minoranze di carattere etnico e religioso a cui si deve dare rispetto ma ugualmente pretenderlo. Altrimenti il rischio è una balcanizzazione delle nostre regioni con buonapace di chi vede la Prima Guerra Mondiale come un fossile del passato.

3) Ammettere che si deve convivere con il pericolo e, come tale, attuare politiche di riduzione del rischio, anche accettando di aumentare le spese militari, di sicurezza e di intelligence di un continente che vede il proprio PIL continuamente in contrazione dall’inizio della crisi nel 2008.

Marciare è bello, fa sentire uniti ed il gruppo da forza fisica e psicologica. Sicuramente l’impatto di immagine politica sarà forte ma il reale effetto sugli accoliti delle varie formazioni terroristiche sarà l’opposto di quanto si immaginano gli organizzatori. Storia già vista nel 2001, 2004 e 2005.

Per concludere, invito tutti a dedicarsi alla visione del bellissimo e profetico film del 1998 ATTACCO AL POTERE (titolo originale THE SIEGE) con Denzel Washinghton e Bruce Willis.