Buon Natale e … occhio alla slitta !!!

Con l’avvicinarsi del Santo Natale, auguro a tutte le persone che seguono questo BLOG un felice 25 dicembre ed un prospero nuovo Anno.

Ci rivedremo già nei primissimi giorni di gennaio, con due nuove interviste (ricordo che chi abbia piacere di essere ospitato può contattarmi tramite facebook) ed ulteriori interventi.

Per noi nerd di mezza età che non riusciamo mai a diventare adulti suggerisco di passare la nottata seguendo la slitta di Santa Claus. Il NORAD, ossia il centro che coordina la difesa del continente nord americano, che appare in una quantità enorme di film, da War Games fino al recente Interstellar, traccerà la slitta di Babbo Natale.

Nata negli anni 50 a seguito di un errore telefonico questa tradizione post moderna è molto sentita al punto da coinvolgere anche attori famosi e personaggi politici.

Chi volesse mettersi davanti al camino, assieme ai propri figli, con un tablet ed un missile terra aria spalleggiabile potrà farlo grazie al sito http://www.noradsanta.org/ disponibile anche in italiano.

Per chi volesse saperne di più ->> http://it.wikipedia.org/wiki/NORAD_Tracks_Santa

P.S.

E’ bello notare come gli americani, dopo la guerra, ci abbiano riportato in casa una tradizione che era nostra. Babbo Natale, ossia Santa Claus, altro non è il barese San Nicola, Saint Nicolaus in inglese. Il portare doni richiama la tradizione cristiana del vescovo che dette la dote ad una giovane donna che, spinta dalla povertà della famiglia doveva entrare forzosamente in convento. Da questo dono la figura di San Nicola, vescovo vestito di rosso e con la tiara, nel passaggio orale è diventato Santa Claus con il tradizionale vestito che conosciamo oggi. Questo elemento si è perso poi nei secoli, al punto che i bambini non ricevevano i regali il 25 dicembre ma per il 6 gennaio, ossia con i Re Magi che portano i doni al bambin Gesù, che il regime aveva ribattezzato la Befana Fascista.

Il cosplay secondo Ilaria

  1. Domanda d’obbligo da parte dell’uomo della strada. Quale è la molla che spinge a fare del cosplay e quali sono le difficoltà che questa passione porta con se? Le ragioni che spingono a fare del cosplay possono essere differenti. Ciò che mi ha spinto la prima volta è stato un mix di curiosità e di interesse verso questa arte, come a me piace definirla, e di cui allora sapevo proprio poco, insieme all’amore per determinati personaggi. Avere la possibilità di essere qualcuno di diverso e di vestire i panni dei propri protagonisti preferiti l’ho trovata una cosa divertente e inusuale. E’ solo una volta che entri a far parte di questo mondo che comprendi quanto tutto ciò sia quanto di più lontano possa essere da un banale carnevale o travestimento. Quello che all’inizio può sembrare una “cavolata”, come accontentarsi di un abito qualsiasi o far poco caso ai dettagli, col passare del tempo diventa un tema importante e su cui lavorare per raggiungere un risultato sempre più vicino alla  “perfezione”. Il far le cose nel modo migliore è già di per sè una difficoltà nel cosplay, in quanto non tutti hanno certe competenze, come cucire abiti o costruirsi oggetti da soli, o semplicemente avere tempo (e denaro) per farlo, motivo per cui spesso e volentieri ci si rivolge a chi è in grado. Un’altra difficoltà per me è rappresentata da quello che la gente pensa di noi. Nonostante il fenomeno cosplay stia sempre più prendendo piede in Italia, noto con disappunto che chi ne prende parte viene additato come una persona poco seria, che non vuole crescere, che si veste da carnevale tutto l’anno, e così via. Spesso si viene discriminati per questo o additati come quelli “strani” (anche i media non aiutano di certo a cancellare questo pregiudizio). Per quanto mi riguarda, e lo dico non senza un velo di dispiacere, cerco di tenere nascosta questa mia passione particolare a chi non è del settore: parenti, amici comuni e soprattutto colleghi di lavoro non sanno assolutamente nulla, e non devono sapere. Per questo ho due profili facebook, uno normale per tutti (ma che non uso mai!), e uno da cosplayer dove aggiungo solo gli appassionati e altri che come me hanno questa passione. osuky 3
     2) Tutti cerchiamo un modello a cui ispirarci. Ne hai uno ?
    Sinceramente nel cosplay posso dire di non avere modelli a cui mi ispiro anche se, certamente, provo molta ammirazione per alcuni/e miei “colleghi/e” amici. Ogni risultato che raggiungono loro con i diversi costumi che creano è per me uno spunto in più per fare sempre meglio. Quello che faccio quando voglio creare un nuovo cosplay è documentarmi il più possibile facendo molte ricerche di immagini su come un determinato vestito è stato fatto da altri in giro per il web, e creo cartelle differenti inserendo sia gli elementi che mi piacciono e da cui trarre ispirazione sia invece le soluzioni che proprio non approvo e non adotterei mai. Con questo spero di aiutare la sarta di turno che mi cucirà l’abito. Non si tratta di copiare ma di trarre ispirazione, il mio intento è infatti, nel limite del possibile, riuscire a fare ancora di meglio di quanto trovo in giro. Non perchè sia una persona competitiva, ambiziosa o altro, ma solo per il gusto di fare le cose nel modo migliore possibile.
     3) Quale è il tuo rapporto con i fotografi ? Credi che la diffusione delle macchine digitali abbia portato ad una inflazione di questa categoria ?
    Cosplay a parte, ho cominciato a posare come modella per hobby nel 2010, e soprattutto nei primi due anni ho avuto risultati veramente ottimi. Il mio rapporto con i fotografi è quindi cominciato ancora prima di diventare una cosplayer (fine del 2011). Come in tutti i campi noto che ci sono “appassionati della domenica“, che come tutti gli altri hanno il sacrosanto diritto di fare fotografie ai cosplayer e pubblicarle, e fotografi che hanno qualche competenza e attrezzatura in più, anche se, come dico sempre, non è la macchina che stabilisce chi è un bravo fotografo e chi no. Fondamentale è essere sempre consapevoli delle proprie capacità e non atteggiarsi a grande fotografo del momento solo perchè si ha in mano una reflex. Per ora non ho ancora trovato persone di questo tipo alle fiere, anzi con alcuni di loro si è stabilito un ottimo rapporto e sono i nostri fotografi “di fiducia”. Purtroppo mi è giunta voce di amanti della fotografia con scatti mediocri e che pretendono di farle pagare ai cosplayer senza averli prima avvertiti. Altro categoria, che mi da particolarmente fastidio, sono quelli che io chiamo i “fottografi”, ossia quelli che girano le fiere solo per riprendere determinate parti del corpo delle donne cosplayer, (per fortuna a me mai successo) e quelli che scattano mentre non sei in posa e senza prima chiedere il permesso. Tanto per fare un esemopio quando stai facendo gli affari tuoi come mangiare, mettersi a posto, parlare con gli amici…ed escono foto che ritengono oscene che vengono puntualmente pubblicate sui social… osuky 4

    4) Hai fondato su Facebook un gruppo dal nome esplicito di “Chi l’ha Visto Cosplay”. Ci puoi raccontare qualche aneddoto, magari anche un gossip, su questa pagina ? Il gruppo “Chi l’ha visto Cosplay” è nato per caso e sull’onda dell” “euforia del momento” da una mia idea un anno fa, precisamente appena dopo Lucca Comics & Games 2013, al quale purtroppo non avevo partecipato. Essendo rimasta a casa passavo le giornate a spulciare gli album pubblicati su facebook per vedere di riuscire a trovare le foto dei miei amici. Ad un certo punto noto che su un gruppo dedicato a Lucca compare una richiesta di ricerca cosplayer sconosciuta da parte di un ragazzo, che aveva avuto il più classico dei colpo di fulmine. In quel momento è scattata automaticamente una “macchina” che ha fatto in modo che perfetti sconosciuti si mettessero alla ricerca della bella per fare in modo di farli incontrare su facebook. La cosplayer fu trovata ma il finale non fu dei migliori. Da questa esperienza ho avuto l’idea di creare un gruppo con la finalità di cercare le identità misteriose dei cosplayer incontrati in giro per le fiere, gruppo che ancora su facebook non esisteva. Devo dire che la cosa ha avuto un discreto successo, dato che nel giro di un anno abbiamo raccolto già più di 2000 membri. Nel corso di questo anno sono stati eletti altri amministratori veramente in gamba e che sanno tenere in ordine il gruppo. Un aneddoto divertente è la creazione del videoregolamento cantato da parte mia e dell’admin Lorenzo, che grazie a questa piccola avventura ho avuto modo di conoscere “a distanza”: idea, testo e trovate geniale sono tutte sue, peccato che mai nessuno abbia la pazienza di cliccare sul tasto “play” per darci un’occhiatina.

il Motorshow di Bologna, simbolo di una Italia che ci prova … senza soldi, senza donne e senza la FIAT

Dopo l’astinenza forzata per il 2013, annus horribilis al punto tale da non permetterne nemmeno lo svolgimento, lo scrivente si è rituffano nella bolgia del Motorshow in terra bolognese. A dire il vero, forse a causa dell’ultimo giorno della kermesse, la bolgia è stata un po’ il vero grande assente di questo evento. Non si sono viste le lunghe code alle biglietterie, i test drive assaliti come paninoteche la mattina all’uscita da una discoteca o la gragnuola di fotografi pronti a consumare le hostesscon i propri flash.

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Mi sono potuto addentrare fra i vari padiglioni dell’evento a fronte di un non proprio economicissimo biglietto da 18 euro. Da nerd certificato di mezza età mi sono messo subito alla ricerca di prototipi di auto-elettrica, veicoli con pilota automatico od alimentate con carburanti innovativi come le cartelle pazze di Equitalia. Invece ho goduto di uno splendido concerto della cover band di cartoni animati, Miwa ed i suoi componenti, che già avevo apprezzato a Lucca Comics. A questo si è aggiunta una graditissima attenzione sulle auto d’epoca di cui alcune, mi è stato garantito, con prezzi a 6 zeri. Non è mancato il mangiare biologico e le specialità della Emilia Romagna fra cui una nutrita presenza dei vari autodromi che, in Pianura padana, hanno una terra quasi di elezione, fosse anche solo per l’orografia.

Pur non possedendo una FIAT da oltre 20 anni ero curioso di visitare il loro stand, anche alla luce del recente trasferimento fiscale nel nord europa. Si vede che l’aria del Belpaese non piace proprio a Marchionne che ha delegato la presenza del gruppo alla vicina Ferrari. L’arrivo del pilota di formula 1 Fisichella ha un po rinverdito i fasti del salone, con decine di persone assiepate a scattare una foto del loro idolo anche se l’effetto deja vu è durato una decina di minuti in tutto.

Una riflessione a parte meritano le hostess, da sempre immagine iconica di un Motorshow al perenne inseguimento del binomio donne e motori. Splendide, affascinanti, capaci di fare sognare ed al top della forma erano, in numero palesemente insufficiente. Non in termini relativi, anzi probabilmente avevano una
presenza bilanciata sul numero degli stand ma non in assoluto. Si è persa l’invasione estetico/visiva delle bellezze che le altre edizioni portavano con se. Un lusso quasi sfrenato, quasi pleonastico ma proprio per questo gradevole e non decadente.

Nessun aspetto positivo in questa fredda disanima? Tutt’altro! Sicuramente il desiderio di ricominciare. Lo spirito emiliano, ed italiano, del ripartire si vede. “Non abbiamo le grandi marche? Vuol dire che sfrutteremo le auto d’epoca. Mancano FIAT e BMW? Li andiamo a prendere a Maranello, che è vicino, e gli offriamo pure una piada. Mancano le hostess?

Dirottiamo il torpedone di Miss Italia e lo facciamo atterrare dentro lo stand Ferrari.

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La morale è che occorre vendere cara la pelle. Dobbiamo impedire che le megalopoli italiane, Roma Napoli e Milano, per continuare a vivere il loro superiore stile di vita saccheggino il resto del Paese. Si parla da anni di spostare il Motorshow, il Vinitaly, la festa del Cinema etc etc creando eventi geneticamente modificati senza contatto con il territorio. Da questo deve ripartire l’Italia, anche senza soldi, donne e senza la FIAT.

Dalla serie B all’olimpo del cinema. Quello che l’Italia ha perso (fra le tante cose).

ECCOCI !!! Finalmente il blog si arricchisce della rubrica “facce da faccialibro”. Interviste alle personalità che sono presenti fra i miei contatti facebook e che hanno qualcosa da dire al mondo. Il primo amico è Pier Paolo Dainelli, grande esperto del mondo dei B Movies e delle televisioni private. Chi volesse conoscerlo, lo trova nell’elenco dei mie contatti
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1) Che percorso di studi si deve intraprendere per potersi fregiarsi del titolo di “esperto in film di serie B” ?
Un percorso di studi assai particolare, fatto di notti insonni passate davanti alla tv (specie quelle locali anni ottanta che trasmettevano film a raffica) e più che altro una grande passione che da ragazzino mi spingeva anche a entrare in due cinema diversi ogni domenica pomeriggio. I B-movies mi hanno fatto sempre compagnia con il loro scatenato assalto a ogni regola della settima arte, fatto di oltraggioso sberleffo delle regole e idee davvero fuori dal comune. Nella mia vita non ricordo un giorno in cui non abbia letto qualcosa su un  film o su un regista o che non abbia tentato di guardare qualche film (e spesso riguardare).
2) Una domanda dal forte valore ideologico; meglio Godzilla o Gamera ?
Bella domanda. Il cuore risponde Godzilla più che altro perchè “Watang! Nel favoloso impero dei mostri” è stato il primo kaiju che ho visto in vita mia e mi stregò. Gamera per certi versi ha dalla sua alcuni titoli davvero straordinari che spaziano dal film adulto come “attenzione arrivano i mostri”, al recupero del “sense of wonder” anni cinquanta ne “il mostro invincibile”.
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3) Concordi con chi, come ad esempio Tarantino, vede nell’oriente attuale l’erede del “b movie all’italiana” ? 
Andrei oltre e direi che molto del cinema bis attuale omaggia e riprende atmosfere del glorioso cinema popolare italiano. Basterebbe riguardare indietro quando nel nostro paese si producevano anche 300 film ogni anno per rendersi conto di quanto innovativa e dirompente  fosse la nostra industria cinematografica. Molti dei registi di oggi sono cresciuti guardando il nostro cinema popolare che all’estero era fortissimo e mi sembra abbastanza normale che lo si ritrovi nelle loro opere.
4) Cosa ne pensi delle nuove produzioni amatoriali fatte in casa, come il caso dei fan film o delle produzioni contemporanee a basso costo ?
Tutto il bene possibile ma rimango fermamente convinto che se questa produzione non riesce ad entrare in un giro commercialmente valido, in grado di generare un ritorno economico, è fatica sprecata. Ricordo un commento di Bruno Mattei a un ottimo mediometraggio di una cinquantina di minuti:”Che scemi! Se arrivavano a ottanta minuti avrebbero potuto venderlo….” Purtroppo spesso manca il senso imprenditoriale che insieme alla creatività è indispensabile per far andare avanti in qualsiasi iniziativa.
5) Concludiamo con una previsione sul futuro. Fra 5 anni, i 1 dicembre del 2019 esisteranno sempre le tv locali ? ed i B movies ?
Non vorrei essere una Cassandra ma il piano messo in atto da diverse correnti politiche nel nostro paese è stato talmente ben congegnato che probabilmente ne rimarranno pochissime, sempre meno seguite e realizzate sempre peggio. Peccato perchè le nostre TV locali negli anni ottanta sono state un motore non solo d’innovazione ma anche di spinta commerciale per tutte quelle aziende che le utilizzavano per farsi conoscere. I B-Movies invece sono come le stelle… brilleranno per sempre!

Mazinga, Goldrake ed il Getter Robot vs la corazzata Kotiompkin

Finalmente dopo tanto tempo riprendo mano alla produzione di un blog. Sono passati 10 anni, più o meno, da quel primo, lontanissimo, esperimento. I tempi sicuramente non erano maturi, ne forse lo era chi scrive. Oggi i blog assumono quasi alla dignità di media mainstream (come dicono quelli che si intendono di comunicazione). Vale sopratutto l’esempio di Siena, in cui ancora nemmeno 5 anni fa il locale gruppo stampa organizzava dei convegni sul tema del ritardo della informazione via web. Oggi i vari blogger locali sono addirittura ospiti di una trasmissione televisiva. Verrebbe quasi da dire che la Grecia catturata catturò l’invasore.

Fatta questa questa doverosa introduzione mi lancio nella scrittura del mio primo post.

Come tantissimi 40enni impenitenti nei confronti della propria carta di identità mi sono sorbito la splendida due giorni cinematografica de “la notte dei super robot”. Cornice la splendida e modernissima Sala Minore del Cinema Politeama di Poggibonsi.

Racconta spesso Go Nagai, il geniale ideatore di questo filone, che l’idea dei robottoni gli venne durante una mattina in cui era imbottigliato nel classico traffico delle megalopoli asiatiche. “Se fossi alto 20 metri potrei uscire da qui schiacciando le macchine che ho davanti”. Nella mente di un’occidentale questa minima frase di stizza si sarebbe declinata in un “vaffa” od in qualche gesto inconsulto. Nella mente del creativo invece si sommò alla tragedia di Hiroshima ed alla passione per un certo tipo di fantascienza. Ricordiamoci che secondo chi se ne intende la fantascienza classica vede il genere umano predominare tramite la casta degli scienziati se di sinistra o tramite quella dei militari se di destra. Da tutto questo nacquero Mazinga, Goldrake ed il Getter Robot.

Ma allora, cosa stucca in questo perfetto contesto ? Quali tessere mancano a questo puzzle ?

Caliamoci nel particolare. Perchè a Siena, città candidata ad essere Capitale Europea della Cultura per il 2019, i robottoni non si sono fatti vivi ?? Che il Dragosauro abbia preso dimora nei pressi di Piazza del Campo, magari gustandosi un aperitivo davanti alla Fonte Gaia ?

dragosauro

C’è chi da la colpa alla oramai cronica assenza della città dal circuito cinematografico che conta. Chi si appella alla costruzione di un multisala come panacea di tutti i mali e chi vede in questo l’ennesimo sintomo della decadenza di una città che appena 15 anni fa contava 6 cinema per 56mila abitanti.

Per me la colpa è dei benpensanti, di una intellighenzia che vede nel cinema solo due voci. Da una parte il cinepanettone (che mangino brioches) e dall’altra l’opera con 10 livelli di lettura, montaggio analogico ed occhio della madre. Estremisti cinematografici che vedono il mondo diviso, quasi in una nuova guerra fredda, combattuta fra Vanzina e la Corazzata Kotiompkin.

Perdonatemi, ma fra una alabarda spaziale ed un pugno atomico per me la Corazzata Kotiompkin è una …